mercoledě 29 e giovedě 30 gennaio 2020 - ore 21

1945

Regia: Ferenc Török - Sceneggiatura: Gábor T. Szántó, Krisztina Esztergályos, F. Török - Fotografia: Elemér Ragályi - Montaggio: Béla Barsi - Interpreti: Péter Rudolf, Eszter Nagy-Kalozy, Bence Tasnádi, Tamás Szabó Kimmel, Dóra Sztarenki - Ungheria 2017, 91', Mariposa Cinematografica.

Estate 1945. In un piccolo villaggio ungherese si stanno per celebrare le nozze del figlio del vicario con una giovane contadina. A turbare il clima di festa in cittŕ da un treno scendono due misteriosi stranieri vestiti di nero (padre e figlio?) con due casse che recano la scritta "profumi". I due uomini che fanno poco o nulla, che a malapena parlano, le caricano su un carro e si incamminano verso il villaggio. Eppure, col loro non far nulla, scatenano un vortice di conseguenze, di paure, di rivelazioni. Perché sono arrivati? Cosa vogliono? Cosa contengono quelle casse con cui viaggiano?

Török mostra, senza mezzi termini, la responsabilitŕ che i cittadini ungheresi hanno avuto nella connivenza con il regime nazista e i vantaggi personali che alcuni di loro ne hanno tratto: una volta deportate le famiglie ebree, molti hanno potuto avere una casa nuova e bella o una fetta piů ricca di mercato per i propri affari. (?) L'arrivo dei due forestieri definisce uno spartiacque nelle coscienze degli abitanti del villaggio, tra chi ha messo a tacere qualunque senso di colpa e chi non riesce ad assolversi per i privilegi ottenuti grazie alla certa e orribile morte dei propri vicini. Chi per povertŕ, chi per pura aviditŕ, tutti sono diventati complici del regime dell'orrore, brandendo l'arma piů spietata nelle loro mani: il silenzio. (?) 1945 fa parte di un cinema che non racconta, ma mostra gli effetti di una catastrofe e i segni che lascia sui superstiti. Gli autori (?) si dedicano a uno spaccato di microstoria attraverso cui costruire un'attuale coscienza politica e  lanciano un appello alla presa collettiva di posizione e all'assunzione di responsabilitŕ come patrimonio individuale di ogni cittadino. L'indifferenza č sempre dietro l'angolo, ma film come 1945 sono secchiate d'acqua gelida per chi crede che basti coltivare il proprio orticello per potersi dire brave persone. (Francesca Romana Torre, www.cinematographe.it)

La coscienza sopita per qualche tempo riemergerŕ con un impeto improvviso e dirompente tra gli abitanti del villaggio, ognuno con una storia diversa, chi si č impossessato dei beni dei deportati, chi li ha venduti, chi vuole rimediare agli abusi commessi e chi, invece, tenta di mantenere la calma, semplicemente chiudendo gli occhi. Ferenc Török non lascia mai parlare i due ebrei ortodossi, che comunicano con lo spettatore con lo sguardo ma senza mai esprimere un giudizio morale, che invece č ben sottolineato nei dialoghi tra i cittadini, pieni di paura, rabbia, pregiudizio e un senso di colpa latente, che sembra colpire tutti ma che nessuno esplicita sinceramente. Tutta la sceneggiatura si basa sui discorsi che ruotano intorno alla deportazione, senza mai citarla, ogni oggetto č un ricordo che riporta alla mente quel periodo drammatico del cuore dell'Europa. Il motivo della visita dei due stranieri č ancora piů spiazzante e commovente e richiama la nostra coscienza collettiva. 1945 č un film sincero e brutale, che come poche pellicole, tratta l'Olocausto con eleganza e una sottile carica emotiva, che cresce con l'andamento della sceneggiatura per poi culminare nel finale. Un lungometraggio profondo, elegante e ben girato che scuote l'anima. (Valeria Ponte, www.anonimacinefili.it)