giovedì 14 giugno 2918 - ore 21

AGNUS DEI

(Les innocentes) Regia: Anne Fontaine - Sceneggiatura: Sabrina B. Karine, Alice Vial - Fotografia: Caroline Champetier - Montaggio: Annette Dutertre - Interpreti: Lou de Laâge, Agata Buzek, Agata Kulesza, Vincent Macaigne, Joanna Kulig – Francia/Polonia 2016, 115’, Good Films.

Polonia, 1945. Mathilde, una giovane dottoressa della Croce Rossa francese, è in missione per assistere i sopravvissuti della Seconda Guerra Mondiale. Quando una suora arriva da lei in cerca di aiuto, Mathilde viene portata in un convento, dove vi sono alcune sorelle incinte, vittime della violenza dei soldati sovietici. Nell’incapacità di conciliare fede e gravidanza le suore si rivolgono a Mathilde, che diventa la loro unica speranza. Da una storia vera.

Anne Fontaine, che da sempre racconta storie di donne, supera questa volta la dimensione individuale per approcciare quella collettiva, non solo perché s'immerge nella vita di comunità del monastero, con la sua drammaturgia di caratteri differenti, differenti motivazioni, paure e gerarchie, ma perché, sollevando il velo su una prassi di guerra tanto atroce quanto purtroppo comune, parla di ciò che non può essere ignorato da nessuno, nemmeno nel nome del pudore o della presunta protezione. (…) Ispirato al diario del medico francese di stanza in Polonia Madeleine Pauliac, Agnus Dei trasforma la scrittura scarna e cronachistica degli appunti privati in un racconto vivo e pulsante, che trae una sorta di universalità e anche di contemporaneità dal fatto di essere ambientato in un mondo, quello del convento, dove il tempo ha un altro passo, più lento, quasi immobile. È dunque la Polonia del 1945, ma potrebbe essere la Bosnia del 1993 o l'Africa di oggi. Divise tra l'essere donne per natura e spose di Cristo per scelta, grazie alla mediazione della discreta Mathilde, le suore del convento trovano, col tempo, nella maternità, un'identità e una vocazione che può placare il dissidio. Parallelamente, nella collaborazione tra la religiosa Maria e l'atea Mathilde che porta alla soluzione finale, si compie una delle linee più riuscite del film, quella che va oltre lo scandalo e la denuncia e parla il linguaggio della relazione. (Marianna Cappi, www.mymovies.it)

Come può un religioso accettare di aver tradito Dio, senza volerlo? Come si può accettare di tenere in ventre il figlio di quel ricordo orribile? Alcune suore ne prendono atto, affrontandolo, altre lo rifiutano, altre ancora ne cancellano l’esistenza. Eppure è successo e bisogna farne i conti. Non si può chiedere aiuto alla Chiesa, altrimenti il rischio è che venga chiuso il monastero. Allora bisogna custodire il segreto, proteggersi, e cercare un aiuto dal mondo esterno. Mathilde arriva come un miracolo, giovane e gentile, ma anche temeraria e forte. Medico della croce rossa, prende a cuore la salute delle suore e le aiuta negli ultimi giorni di gravidanza e poi con il parto. Viene raccontato un contrasto, tra cosa sia giusto e cosa necessario: le suore devono ubbidire alle regole dell’ordine, i medici a quelle militari. Solo trasgredendole però, si può tornare liberi, trovando la propria vocazione e identità. (…) Maria va contro le direttive della Madre Superiora e Mathilde contro quelle della Croce Rossa, per salvare quei bambini innocenti. (…) Agnus Dei mira all’anima per difendere e dar voce alle donne abusate e isolate. Affronta tematiche di grande peso, con la delicata leggerezza del linguaggio registico. La stessa che c’è tra il drammatico della situazione e l’ilare di piccoli momenti di spensieratezza. (Federica Guzzon, www.cinematographe.it)