mercoledì 4 e giovedì 5 aprile 2018 - ore 21

APPENA APRO GLI OCCHI - Canto per la libertà

(À peine j'ouvre les yeux) Regia: Leyla Bouzid - Sceneggiatura: L. Bouzid, Marie-Sophie Chambon - Fotografia: Sébastien Goepfert - Montaggio: Lilian Corbeille - Interpreti: Baya Medhaffer, Ghalia Benali, Montassar Ayari, Lassaad Jamoussi, Aymen Omrani, Deena Abdelwahed - Francia/Tunisia 2016, 102’, Cineclub Internazionale.

Tunisi, 2010, a pochi mesi dalla primavera araba. Farah, 18 anni, si è appena diplomata e sua madre vorrebbe iscriverla a medicina, ma lei non la pensa allo stesso modo. Canta in un gruppo politico rock, vuole essere una cittadina attiva e impegnata in difesa delle libertà civili, ma vuole anche divertirsi, scoprire l'amore e vivere la città di notte.

La regista appena trentenne Leyla Bouzid sceglie, per il suo primo lungometraggio di finzione, un periodo recentissimo della storia della Tunisia, che per molti sta già scivolando nell'oblio: per ventitré anni, con Ben Ali al potere, il suo paese ha conosciuto la paura, la delazione, la violenza, dunque tornare all'altroieri, per la Bouzid, ha un doppio valore, quello di illuminare di consapevolezza il futuro e quello di ricordare, in un'epoca ombreggiata dal terrorismo, un altro terrore, non meno soffocante. Per gran parte, il film riflette l'entusiasmo per le prime volte di Farah, e può sembrare quasi naïf al nostro occhio consumato dalla democrazia, ma il clima di tensione che la regista le fa crescere intorno, lascia sapientemente il personaggio in una progressiva solitudine, quasi che il suo atteggiamento improntato alla libertà di movimento e di azione appaia un volontario e imprudente cacciarsi nei guai: come se il problema fosse lei e non il contesto. (…) Le cose cambiano con la svolta drammatica, ma il crescendo è preparato dai momenti musicali, dove la musica dell'irakeno Khyam Allami e i testi della Bouzid e di Ghassen Amami, si fanno sintesi dell'infelicità sociale e della forza della resistenza giovanile (sono questi anche i momenti più comunicativi a livello cinematografico). Soprattutto, Appena apro gli occhi è un film su una relazione, quella tra Farah e la madre, che è fatta di riconoscimento e di conflitto, una relazione, cioè, in cui la posta in gioco è la libertà, sineddoche famigliare di un tema molto più grande. (Marianna Cappi, www.mymovies.it)

Con grande naturalezza e spontaneità l'esordiente Baya Medhaffer, dotata di una voce davvero splendida, dipinge il ritratto di una tipica adolescente che non viene mai idealizzata perché in fondo è una ragazzina borghese viziata dai genitori, che come molti suoi coetanei ne considera esagerate le paure e ne ignora gli avvertimenti. Ma sarà costretta a crescere quando, a contatto per la prima volta con la brutalità del potere e con le verità che cantava senza esserne mai stata protagonista, perderà la voce. (…) Ad accompagnarla in quella che sarà la nascita di una persona nuova sarà la madre, che le ridarà la vita per la seconda volta, insegnandole da capo, con pazienza e amore, a far sentire la sua anima, in una scena bellissima che suggella un legame nuovo tra le due donne. Perché sono loro le eroine misconosciute del cambiamento che prenderà un nome bello e femminile come “rivoluzione dei gelsomini”, sono le donne che sanno cosa significa la libertà per esserne state troppo a lungo private. E c'è un silenzio che risuona assordante in tutta quell'area del Mediterraneo in cui i loro diritti alla vita e alla felicità vengono quotidianamente negati e calpestati da chi dovrebbe amarle e rispettarle, ed è per tutte quelle che non hanno voce che vola altissimo il canto di libertà di Appena apro gli occhi. (Daniela Catelli, www.comingsoon.it)