mercoledì 8 e giovedì 9 aprile 2020 - ore 21

CAFARNAO

(Capharnaüm) Regia: Nadine Labaki - Sceneggiatura: N. Labaki, Jihad Hojeily, Michelle Keserwany, Khaled Mouzanar - Fotografia: Christopher Aoun - Montaggio: Konstantin Bock - Interpreti: Nadine Labaki, Zain Alrafeea, Yordanos Shifera, Treasure Bankole, Fadi Youssef, Kawthar Al Haddad, Boluwatife Treasure Bankole, Yordanos Shiferaw - Libano/USA 2018,120', Lucky Red.

Beirut. La storia di Zain, 12 anni, e delle sue otto sorelline che vivono in un piccolo alloggio fatiscente con genitori cinici che si arrabattano per non soccombere alla fame. Quando questi obbligano la figlia undicenne a sposare un negoziante trentenne, in cambio di alcune galline e di altri generi alimentari, il bambino, sconvolto per non essere riuscito a impedire il mercimonio, se ne va di casa. Incontra una giovane etiope clandestina con un bimbo piccolo e un lavoro umile. Un giorno Zain viene condotto in tribunale in stato di detenzione per un grave reato commesso?

L'infanzia maltrattata, i migranti, il ruolo genitoriale, i confini tra gli stati, la necessità di avere dei documenti se si vuole essere considerati come esseri umani a cui si possa dedicare attenzione, la Dichiarazione dei Diritti dei bambini. Da tutti questi elementi è scaturito un film che sembra aver fatto propria la lezione dei Dardenne portandola però alle estreme conseguenze. A partire della scelta degli attori ognuno dei quali, dal più piccolo agli adulti, ha subito nella propria esistenza i colpi avversi di una esclusione sociale. (?) Un film che ci obbliga a confrontarci con gli argomenti trattati obbligandoci costantemente a porci domande. I muri sono scrostati come gli animi in una storia in cui un fratello vuole difendere la sorella che lo ha seguito di un anno nella nascita da un matrimonio privo di qualsiasi senso che non sia quello della sottomissione passiva dei genitori allo status quo dominante. Zaid non può e non deve comprendere ciò che li spinge a piegare il capo. Sa solo, intimamente, profondamente fino alla viscere, che non è giusto. E si ribella. Non ha avuto genitori che possa ritenere degni di questo nome e quindi non ha modelli di riferimento. Eppure si troverà a fare da padre a un bambino che ancora viene allattato. In una città in cui dominano i rumori del traffico e l'indifferenza del prossimo, Zaid si impegna a non cedere escogitando le strategie di sopravvivenza più ingegnose. Così come non cede Nadine Labaki il cui cinema di impegno civile rende testimonianza a quegli ultimi in favore dei quali lancia un dolente grido di richiesta d'aiuto concreto. (Giancarlo Zappoli, www.mymovies.it)

Nelle sue commedie drammatiche (Caramel, E ora dove andiamo?) Labaki ha delineato un ritratto sfaccettato e veritiero della condizione femminile in libano, con un approccio diretto e generoso, senza nascondere le contraddizioni che nascono dalle tradizioni religiose, dal pervicace maschilismo e dai persistenti trumi della guerra civile terminata nel 1990. In Cafarnao prospetta invece un registro drammatico ricco di qualità documentaristica e utilizza un efficace espediente di scrittura, che in qualche modo ricorda un altro significativo e riuscito film libanese, L'insulto di Ziad Doueiri: il dramma processuale. Il processo è quello che vede Zain imputato di tentato omicidio, dove denuncerà i propri genitori di averlo fatto nascere. È il fulcro in cui si dipanano, largamente in flashback, la solida narrazione della vicenda. Cafarnao è coraggioso, convincente e, a tratti, toccante. (Giovanni Ottone, VivilCinema)