mercoledì 10 e giovedì 11 gennaio 2018 - ore 21

FAI BEI SOGNI

Regia: Marco Bellocchio - Sceneggiatura: M. Bellocchio, Valia Santella, Edoardo Albinati - Fotografia: Daniele Ciprì - Montaggio: Francesca Calvelli - Interpreti: Valerio Mastandrea, Bérénice Bejo, Fabrizio Gifuni, Guido Caprino, Barbara Ronchi, Miriam Leone, Nicolò Cabras, Dario Dal Pero, Linda Messerklinger, Roberto Herlitzka - Italia/Francia 2016, 134', 01 Distribution.

A nove anni Massimo perde la mamma per un infarto improvviso, o almeno così gli viene detto. Dopo un'infanzia solitaria e un'adolescenza difficile Massimo diventa un giornalista affermato ma continua a convivere con il ricordo lacerante di quella scomparsa, nonché con un senso di mistero circa la sua improvvisa dipartita. Sino a quando incontra Elisa che lo aiuta ad affrontare la verità sulla sua infanzia?

Dall'omonimo romanzo autobiografico di Massimo Gramellini, Marco Bellocchio dirige Fai bei sogni, un film sul rifiuto del dolore. Perché scegliere il romanzo di Gramellini? Perché si toccano temi che hanno accompagnato la sua filmografia da I pugni in tasca a Gli occhi, la bocca,  ma soprattutto L'ora di religione e Vincere, con cui il film sembra avere molto in comune. Come Chiara di Buongiorno, notte, Massimo vive in uno stato sospeso tra il sonno e la veglia, pur a stretto contatto con una dolorosa realtà. Non è l'amore che è mancato a Massimo, quanto piuttosto la verità. La  verità che si cela dietro alle immagini in mogano lucido di un appartamento borghese. (?) Quella incarnata da questo personaggio è una generazione orfana, abbandonata a sé stessa, messa di fronte alla disillusione. Sono stati i loro padri a creare queste illusioni, a spingerli a non vedere, come testimonia una scena in cui la madre di Massimo gli copre gli occhi di fronte ad una scena di suicidio di un film. Non vedere per non conoscere. Non conoscere per salvarsi. Ma senza questa conoscenza Massimo non è salvo, è incompleto e lo sarà per tutta la vita, fino al giorno in cui non incontra Elisa. Bellocchio prende la storia di Gramellini e la ri-racconta come se fosse la sua, realizzando il suo film più cupo, pieno di rimandi, di confronti con il passato. E cosa è stato il passato se non un bel sogno? (Claudio Rugiero, www.newsly.it)

Non è la parabola di vita di Gramellini, ad aver conquistato Bellocchio: ad attirarlo, forse, i passaggi segreti che quel testo gli permetteva di prendere ed esplorare. La grande questione sollevata da Fai bei sogni, infatti, non sta nell'esame della psicologia di una persona rimasta orfana in giovane età, o comunque non solo: sta nel rapporto mai completo e ambivalente con la perdita. Quello di Bellocchio, coerentemente con le costanti e ardite tentazioni metafisiche del regista, sembra quasi il film che vuole raccontare la vita di un orfano dal punto di vista del genitore morto, che a suo modo ha perso un figlio così come, in questo caso, un figlio ha perso una madre. (?) Nel dolore e nei ricordi del personaggio di Mastandrea, Bellocchio fa risuonare tutto il dolore ipotetico di una madre o di un padre che hanno abbandonato per sempre i loro figli: magari non solo con la morte, ma anche con un atteggiamento freddo e autoritario, anaffettivo, come nel caso del padre di Massimo. (?) Il meglio Fai bei sogni lo dà quando racconta con lo stile dell'horror gotico l'infanzia del Massimo bambino, e quando fa metafisicamente intrecciare i piani nel giro di pochissime inquadrature: quando l'essere adulto e l'essere bambino, l'essere genitori e l'essere figli, si confrontano direttamente, e il dolore trova una sua collocazione. (Federico Gironi, www.comingsoon.it)