mercoledì 27 e giovedì 28 settembre 2017 - ore 21

FRANTZ

Regia e sceneggiatura: François Ozon - Fotografia: Pascal Marti - Montaggio: Laure Gardette - Interpreti: Pierre Niney, Paula Beer, Ernst Stötzner, Marie Gruber, Cyrielle Claire, Anton von Lucke, Johann von Bülow - Francia/Germania 2016, 113', Academy Two.

Al termine della Prima Guerra Mondiale, in una cittadina tedesca, Anna si reca tutti i giorni sulla tomba del fidanzato Frantz morto al fronte in Francia. Un giorno incontra Adrien, un giovane francese anche lui andato a raccogliersi sulla tomba dell'amico tedesco. La presenza dello straniero, considerato un "nemico", nella cittadina tedesca suscita reazioni sociali molto forti, mentre tra Anna e Adrien sembra nascere un qualcosa che sembra l'inizio di una nuova primavera per entrambi. Ma l'uomo nasconde un segreto?

Come sempre nei film di Ozon, anche in Frantz si assiste ad un intricato gioco di identità, che si muove costantemente sul filo dell'ambiguo. Il regista francese riesce a destare interesse quanto basta pur non definendo mai del tutto i propri personaggi; anche in questa sua ultima fatica si fa leva sulle sfumature ed il vero mistero (?) non riguarda il racconto in sé bensì i suoi protagonisti. Risultato difficile da ottenere ma che Ozon consegue con una grazia pressoché naturale. Bella e brava Paula Beer, che è un po' l'ago della bilancia, baricentro in questa rete di bugie bianche, di quelle perciò dette a fin di bene; ma che fanno soffrire comunque poiché nondimeno bugie. (Antonio Maria Abate, www.cineblog.it)

Il vero fascino di Frantz sta nella sua dichiarata provenienza da un'altra epoca del cinema. Un melodramma che appartiene al rigore del classico più che al calligrafismo del contemporaneo. Sarà che alla radice c'è Lubitsch, Broken Lullaby, film del tzner, ispirato a una pièce di Maurice Rostand. Ma fatto sta che Ozon, senza rifuggire dagli stilemi e dai cliché, trova la bellezza della semplicità, forse come mai gli è accaduto prima. È una semplicità che è frutto di artificio, di un lavoro di cesellatura. E che è distante anni luce da Lubitsch. Ma il risultato è, comunque, impeccabile. Una storia che procede in maniera cristallina, lineare, che appiana tutte le sorprese, i potenziali sconvolgimenti, le tentazioni di tortuose implicazioni. Perché tutta concentrata sull'unico vero dramma, quello dei sentimenti di Anna, sempre chiari, evidenti ai nostri occhi, disegnati nello splendido volto di Paula Beer, eppure sempre negati, taciuti, delusi, disattesi. E questo è vita. (Aldo Spiniello, www.sentieriselvaggi.it)

Anche una serie di bugie possono servire allo scopo di conciliare i nemici, divisi da anni di guerra e incomprensioni di decenni, ma unite dalle stesse sofferenze. (?) I germi dell'incomprensione e del rancore sono così vivi in Germania che anche nel piccolo paese in cui il film è ambientato un gruppo di famigliari di caduti inizia a diventare un accumulatore di revanscismo nazionalista. Frantz è il racconto su quanto difficile sia trasformare la condivisione della perdita in un sentimento positivo, con gli ingredienti del melodramma e un raffinato sguardo sul momento storico. Quella che colpisce è la particolare cura dei dettagli con cui rende il viaggio emotivo dei protagonisti, su tutti una straordinaria Paula Beer, con il suo cappotto tutto abbottonato e il cappello in testa. Il suo è un percorso di formazione compiuto con teutonico senso del dovere e una purezza d'animo struggente. (Mauro Donzelli, wwwcomingsoon.it)