mercoledì 5 giovedì 6 ottobre 2022 - ore 21

FULL TIME - AL CENTO PER CENTO

(À plein temps) Regia e sceneggiatura: Eric Gravel - Fotografia: Victor Seguin - Montaggio: Mathilde Van de Moortel- Interpreti: Laure Calamy, Anne Suarez, Geneviève Mnich, Nolan Arizmendi, Sasha Lemaitre Cremaschi, Cyril Gueï, Lucie Gallo, Agathe Dronne, Cyril Masson, Olivier Faliez - Francia 2021, 85', I Wonder Pictures.

Julie ha due figli, un ex marito che non paga in tempo gli alimenti e un lavoro con il quale mantiene a stento la famiglia. Ogni giorno si sveglia prima dell'alba, affida i bambini a un'anziana vicina e si butta nel traffico che la porta dai sobborghi di Parigi alla capitale francese. Da giorni è in corso un prolungato sciopero dei mezzi di trasporto e arrivare in città è un'impresa difficile. Il management dell'albergo a cinque stelle presso cui è capo cameriera però non accetta scuse, e minaccia a ogni ritardo di privare la donna dell'unico lavoro che è riuscita ad ottenere, malgrado le sue ben altre capacità. Miglior regia e miglior interpretazione femminile alla sezione Orizzonti del Festival di Venezia.

Frenetico, sensoriale, spietato. Ottantasette minuti di azione pura (?). Julie ha lo spessore di un'eroina tragica, ma la storia di cui è protagonista assoluta è di estremo realismo, non c'è spazio per il melodramma, le sue partenze e i suoi arrivi a casa sono scanditi dalla ripetitività estenuante dei gesti: azioni quotidiane ripetute in sequenza con la medesima metodicità. (?) Colpisce la compostezza che Calamy infonde al suo personaggio, funambolica nel restare in bilico su quella sottile corda che la tiene ben lontana dall'esplodere, nonostante sia incalzata dagli imprevisti. Un ritratto femminile estremamente contemporaneo e capace di trasferire sul pubblico gli stessi sentimenti di inquietudine, ansia, sfinimento. E dopo averla vista correre, resistere, inciampare, vi accorgerete che il respiro non avrà più lo stesso rumore. (?) Un'esperienza di visione unica o quantomeno rara. Eric Gravel racconta una storia di sfruttamento e precarietà, che se da un lato ricorda un film di Ken Loach, dall'altro propone un cinema profondamente fisico. Full Time - Al cento per cento è un viaggio sensoriale: la corsa della protagonista Julie dalla piccola cittadina di periferia al proprio luogo di lavoro a Parigi, la ripetitività dei gesti precisi e convulsi, i rumori frastornanti che la circondano, si appiccicano sulla pelle dello spettatore che si ritroverà a correre con lei, respirare affannosamente con lei, inciampare, disperare, soffocare dall'ansia. (Elisabetta Bartucca, www.movieplayer.it)

Il cinema europeo, e in particolare quello francese, mostra da anni una certa attenzione alle storture di un mercato economico in cui si amplia sempre di più la forbice tra chi è ricchissimo (pochi) e chi fa fatica ad arrivare a fine mese (la maggior parte delle persone). In un contesto sociale in cui conta solo sopravvivere, il lavoro non nobilita e, al contrario, diventa uno strumento di sottomissione, in particolare per chi ha una situazione personale problematica e deve andare avanti. (?) In scena c'è la vicenda "privata" di Julie, ma anche il ritratto di una società fagocitante che non risparmia nessuno e che non concede una seconda possibilità (?). In un film molto fisico, che richiede un'interpretazione di grande sostanza, un importante valore aggiunto viene da Laure Calamy, capace di reggere il peso della narrazione con una presenza tenace e le sfumature emotive della sua recitazione. Alternando durezza e sensibilità, l'attrice francese dà corpo a un personaggio forte, un'eroina che non indietreggia di fronte alle angherie della vita. (Sergio Grega, www.madmass.it)