mercoledì 25 giovedì 26 maggio 2022 - ore 21

HONEYLAND - IL REGNO DELLE API

(Honeyland) Regia e sceneggiatura: Tamara Kotevska, Ljubomir Stefanov - Fotografia: Fejmi Daut, Samir Ljuma - Montaggio: Atanas Georgiev -Interpreti: Hatidze Muratova, Nazife Muratova, Hussein Sam, Ljutvie Sam - Documentario, Macedonia 2019, 87’, Stefilm International.

Nel nord della Macedonia, Hatidze vive tra i resti di un villaggio ormai abbandonato assieme all’anziana madre prendendosi cura di lei e delle sue api, che accudisce da esperta. La vita spartana e tranquilla di Hatidze viene sconvolta dall’irruzione di una famiglia itinerante, con sette bambini, mandrie di bovini e diversi motori. Hatidze si ritrova investita di un grande compito: salvare le api, non solo dalla contaminazione dei nuovi arrivati, ma anche dal desiderio di quest’ultimi di sfruttare il miele come risorsa economica.

Un documentario, ben ancorato alla realtà e girato da due registi al debutto (…). Tutto ha avuto inizio quando Tamara Kotevska e Ljubomir Stefanov, partiti per fare ricerche per un documentario ambientale, si sono fortuitamente imbattuti in Hatidze, una delle ultime allevatrici di api selvatiche in Europa. Affascinati da questo personaggio incredibile, i registi l’hanno seguita per tre anni, tra i cigli rocciosi dei Balcani e luoghi cristallizzati nel tempo. Con l’aiuto di un paio di operatori hanno girato un totale di 400 ore, dalle quali hanno saputo trarre un piccolo miracolo cinematografico di 85 minuti. (…) Non è un film sulle api o che analizza nello specifico il pericolo che oggi incombe su queste preziose custodi della biodiversità, ma una storia a più strati e dalle tante sfumature, che parla del delicato equilibrio tra uomo e natura e delle conseguenze provocate, con un effetto domino, dall’avidità umana e dallo sfruttamento delle risorse naturali. Ma la bellezza di Honeyland è anche il frutto di una profonda intimità, costruita dalla piccola troupe con la protagonista. Un rapporto in grado di generare uno sguardo delicato sulla sfera più privata di Hatidze, attraverso i dialoghi con l’anziana madre e la narrazione discreta dei suoi gesti quotidiani. Basta poco per aprire un mondo di riflessioni sul passare del tempo, sulle occasioni mancate, sui desideri profondi, sul valore della resilienza, sulla solitudine e anche sull’eterna fatica di doversi misurare con vicini di casa poco rispettosi e molesti. Un mondo interiore che si riflette in un paesaggio quasi incantato, catturato da una fotografia illuminata solo dalle luci naturali di giorno e dal lume di una candela di notte. Immagini spesso silenziose, in grado di parlare da sole e di immortalare uno stile di vita ormai quasi scomparso. (Alice Zampa, www.lifegate.it)

Il consumismo e la corsa al profitto, rappresentati da Hussein che arriva al villaggio con la sua famiglia nomade, mette in pericolo l’equilibrio ecologico e la vita stessa delle api, ponendo l’attenzione sulla loro importanza per l’ecosistema globale. “Prendere metà, lasciare metà” è la regola di Hatizde, bellamente ignorata dagli uomini d’affari. In questo senso, il film si può considerare come una parabola sulla corsa allo sfruttamento delle risorse naturali. (…) L’azione di quell’utilitarismo crudele, diventato ormai la norma, è ciò che annienta questi piccoli angoli di paradiso, non ancora intaccati da concetti come il guadagno o il tornaconto personale. (…) Hatizde si staglia su tutto e tutti, come avvertimento del danno irreparabile verso cui ci stiamo dirigendo ed esempio di come sia possibile formare una relazione alla pari, con le api, con la natura e con il mondo che ci circonda. (Ileana Dugato, www.hotcorn.it)