mercoledì 15 giovedì 16 febbraio 2012 - ore 21
IL RESPONSABILE DELLE RISORSE UMANE
Regia: Eran Riklis - Sceneggiatura: Noah Stollman - Fotografia: Rainer Klausmann - Musica: Cyril Morin - Interpreti: Mark Ivanir, Guri Alfi, Noah Silver, Rovina Cambos, Julian Negulesco, Bogdan Stanoevitch, Gila Almagor, Reymond Amsalem, Yigal Sade, Irina Petrescu, Papil Panduru - Israele/Germania/Francia/Romania 2010, 103’, Sacher.
La dipendente di un importante panificio industriale di Gerusalemme, un’immigrata clandestina dall’Est, è morta in un attentato e da giorni è abbandonata all'obitorio. La ditta viene accusata di insensibilità dalla stampa e, per evitare un danno d’immagine, il responsabile delle risorse umane è costretto ad imbarcarsi in un complicato viaggio per riaccompagnare la salma della donna in Romania...
Sarcastico e spiazzante, ricco di umorismo nero, argute annotazioni di costume ed osservazioni disilluse sui confini scomparsi e le distanze etniche, Il responsabile delle risorse umane è una commedia sui labirintici errori della burocrazia, sulla lentezza delle procedure, sulla casualità degli incontri, sull’imprevedibilità delle relazioni umane. (...) Riklin usa l’espediente narrativo del viaggio funebre (...) per mettere a fuoco la comune lontananza delle radici; racconta un’umanità semplice, invisibile e distaccata con un’ironia intrecciata alla delicatezza di chi non riesce a decodificare simboli e tradizioni, repentini e fulminei cambiamenti, puntando sul gioco tra caratteri opposti e memorie perdute. In una riuscita e coinvolgente commistione tra farsa e tragedia, che tocca i toni paradossali del dramma dell’assurdo, l’autore sfrutta l’immediatezza dell’ironia per scavare dentro le intolleranze, i fanatismi ed i nazionalismi, osservando da vicino, senza preconcetti, le strane ed illogiche combinazioni del destino, la tragedia individuale di uomini lacerati dal senso di colpa e dall’indifferenza collettiva. Il regista analizza, come ne La sposa siriana e Il giardino di limoni, la presenza distruttiva della violenza nella sua storia di contatti mancati e di amicizie ritrovate; una violenza che rimane sempre sotto traccia, comporta lo sradicamento e la rimozione del passato, narra con sincerità e dolcezza frammenti di esistenze allo sbando. L’occasione del viaggio diventa momento imperdibile di riscatto e redenzione in una tragicommedia corale e picaresca (...), immersa nell’incanto e nei colori dei paesaggi ma percorsa da contagiosa malinconia, lucida disillusione nell’impossibilità di sottrarsi a responsabilità e doveri con la forza del perdono. Un film intimo e politico che riassume un momento di passaggio nell’impossibilità di comprendere i disagi e le paure con la forza della solidarietà. (Domenico Barone, Vivilcinema)
Riklis nel viaggio che fa compiere al suo protagonista rende palpabile l'importanza di (...) una vita che, come tante, in questi ultimi anni sembra non contare niente, morti anonime di tutte le guerre e attentati, di tutti gli attraversamenti del Mediterraneo e dei deserti e quanto ogni essere umano sia prezioso e possa ancora incidere sulla vita di chi resta sulla terra. Fino a toccare la sacralità delle esequie. Il figlio rimasto in Romania, l'ex marito, la madre: sono tutti incontri che ci spalancano mondi e speranze, problemi e dolori e su tutti spicca la determinazione di quella donna che vedeva nel suo viaggio all'estero una possibilità di vita migliore: la sua volontà anche se non può più esprimerla è così forte che sarà rispettata. (Silvana Silvestri, Il Manifesto)
