mercoledì 16 maggio 2018 - ore 21 - (v. o. sott. in italiano)

IL CITTADINO ILLUSTRE

(El ciudadano ilustre) Regia: Gastón Duprat, Mariano Cohn - Sceneggiatura: Gastón Duprat - Fotografia: Mariano Cohn - Montaggio: Jerónimo Carranza - Interpreti: Oscar Martinez, Dady Brieva, Andrea Frigerio, Gustavo Garzón, Nora Navas, Belén Chavanne - Argentina/Spagna 2016, 118', Movie Inspired.

Daniel Mantovani, romanziere premio Nobel, è in un periodo di crisi creativa che lo spinge a rifiutare inviti a iniziative culturali. Ma, quando l'invito arriva dalla sua cittadina natale argentina, accetta di tornare nei luoghi dell'infanzia. Giunto a Salas viene accolto come un eroe, e ritrova gli amici e gli amori di un tempo. Presto, però, l'iniziale idolatria dei concittadini si trasforma in un astio che segna l'incompatibilità dell'uomo con un vissuto culturale da cui ormai si sente estraneo.

È un film sorprendente El ciudadano ilustre (?): in primo luogo per la straordinaria interpretazione del protagonista, Oscar Martínez, poi per l'apparente semplicità con cui riesce a destreggiarsi con humour in situazioni scomode, soprattutto infine per il modo in cui vuole rinnovare la riflessione su fama e origini, realtà e finzione, cultura e provincialismo. (?) Un film fresco, volutamente "povero" nelle fattezze ma altrettanto ricco nei contenuti e nello sviluppo. Capace di divertire, senza mai accontentarsi di scivolare nel banale, con un ribaltamento finale ottimo e più che mai coerente. Perché la realtà può uccidere, mentre la finzione rende immortali. Al netto di qualche cicatrice? (Valerio Sammarco, www.cinematografo.it)

La narrazione segue un solido filo conduttore, trascinandoci dopo il prologo mostrante la vittoria del Nobel in un viaggio a ritroso nei luoghi dell'infanzia, schivati dal Nostro per ben quattro decenni: a buon ragione verrebbe da dire dopo il tourbillon di eventi che lo coinvolgono dal suo insperato ritorno. Dalla fidanzata di gioventù sposata ora col suo migliore amico alla lolita seduttrice, dal mafioso del paese fino al padre in cerca di soldi per il figlio malato, il protagonista diventa una sorta di figura divina, prima idolatrata e poi ostracizzata oltre ogni limite, trasformando simpatie in rancori e amori in odio con semplici ma graffianti sviluppi di sceneggiatura, trainanti verso un epilogo che ben spiega il significato dell'intero racconto. (?) Una vicenda a doppio taglio, con toni da commedia raffinata e istinti più drammatici che mettono in risalto l'incomunicabilità tra due mondi estranei dove la verità spesso è solo figlia di diverse vie interpretative. (Maurizio Encari, www.everyeye.it)

Daniel è solo, ovunque alieno. Uno straniero in Europa, un gringo in Argentina. Sempre fedele a se stesso, sempre estraneo alla situazione, che si tratti della cerimonia di attribuzione dei premi Nobel oppure della premiazione del concorso per pittori dilettanti del pueblo. Daniel è l'artista che osserva criticamente la realtà e la rielabora attraverso la narrazione tentando un esorcismo personale ma anche imponendo la propria posizione di intellettuale, quella che lo costringe alla solitudine, al conflitto, alla rinuncia di un'appartenenza confortevole perché di quella e da quella si alimenta. Così l'artista, il narratore, vive la condizione di apolide, creatore sospeso tra l'immaginazione e la verità, sempre intento a costruire una storia dietro ogni segno, ogni ferita, ogni cicatrice; che poi la storia sia vera o immaginata in fondo non conta nulla. (Chiara Borroni, www.cineforum.it)