mercoledì 21 e giovedì 22 marzo 2018 - ore 21

Nuovo Cinema Iraniano

IL CLIENTE

(Forushande) Regia e sceneggiatura: Asghar Farhadi - Fotografia: Hossein Jafarian - Montaggio: Hayedeh Safiyari - Interpreti: Shahab Hosseini, Taraneh Alidoosti, Babak Karimi, Farid Sajadi Hosseini, Mina Sadati, Maral BaniAdam, Mehdi Kooshki, Emad Emami - Iran/Francia 2016, 124', Lucky Red.

Teheran. Emad e Rana sono due coniugi protagonisti a teatro di "Morte di un commesso viaggiatore". Costretti a lasciare il proprio appartamento per un cedimento strutturale dell'edificio, trovano una nuova casa, abitata prima di loro da una donna di dubbia reputazione. Un giorno Rana, convinta che si tratti del marito, apre la porta a uno dei clienti della donna e viene aggredita. Da quel momento per Emad inizia una caccia all'uomo in cui non vuole coinvolgere la polizia.

Orgoglio, vergogna, umiliazione e vendetta: i temi alla base di Forushande, il film del regista iraniano  Asghar Farhadi (Una separazione, Il passato). (?) Rana, con un atteggiamento enigmatico, non chiaro nemmeno al compagno, non vuole coinvolgere le forze dell'ordine apparentemente per vergogna, preferendo affrontare il trauma con i propri mezzi, cercando di dimenticare ed andare avanti. Contemporaneamente, i due sono impegnati come protagonisti di una pièce teatrale che vede al centro della vicenda un conflitto familiare, in un susseguirsi di parallelismi e sovrapposizioni, tali da rendere progressivamente nebuloso il confine tra finzione e realtà. Asghar Farhadi sceglie un linguaggio simbolico, a tratti ridondante, per parlare delle contraddizioni di un Paese, abitato da persone più preoccupate di cosa pensino gli altri che di preservare dei valori propri. (?) Le due realtà vissute dai protagonisti - la casa ed il palcoscenico - divengono così due facce della stessa, torbida medaglia, mentre Emad perde progressivamente di vista l'obiettivo primario della sua vendetta (l'offesa subita da Rana) per mettere in primo piano l'oltraggio di cui lui per primo si sente vittima. (?) Un'opera profonda ed evocativa che, partendo dal vacillare di un palazzo, simbolo dell'instabilità e dell'incertezza di un Paese intero, entra prima nelle case e poi nelle coscienze dei suoi abitanti per esplorarne le contraddizioni, in un gioco di matrioske il cui fulcro è rappresentato da un duro faccia a faccia con se stessi e con i propri princìpi, una resa dei conti non più revocabile. (Virginia Campione, www,cinematographe.it)

Una trasformazione che Farhadi racconta con la sua abituale abilità di scrittura (rivelando volta per volta nuovi elementi del plot) e una messa in scena apparentemente minimalista ma capace di estrarre il meglio dai suoi straordinari interpreti. Mentre impartisce una «lezione» di comprensione umana e laica per niente scontata in un Paese come l'Iran. (Paolo Mereghetti, Corriere della Sera)

Ancora una volta Farhadi, le cui sceneggiature dovrebbero essere oggetto di studio da parte degli studenti di cinema, costruisce la sua storia attraverso piccoli, progressivi disvelamenti che spostano continuamente il punto di vista sui personaggi facendocene cogliere nuove sfumature a ogni scena, così che buoni e cattivi, i cui contorni non sono mai così netti, si scambiano continuamente di posto. (?) L'affresco di un paese dove onore e rispettabilità sono delle vere e proprie ossessioni sociali, al punto da trasformare le vittime in intransigenti e irragionevoli carnefici. (Alessandra De Luca, Avvenire)