mercoledì 5 febbraio 2020 - ore 21

IL CORRIERE - THE MULE

(The Mule) Regia: Clint Eastwood - Sceneggiatura: Nick Schenk, Sam Dolnick - Fotografia: Yves Bélanger - Montaggio: Joel Cox - Interpreti: Clint Eastwood, Bradley Cooper, Taissa Farmiga, Alison Eastwood, Michael Peña, Andy Garcia, Laurence Fishburne, Dianne Wiest, Ignacio Serricchio, Clifton Collins Jr., Robert LaSardo, Jill Flint, Manny Montana, Loren Dean - USA 2018, 116', Warner Bros.

Earl Stone è un floricultore ormai novantenne. Separato dalla famiglia, ha un rapporto accettabile solo con la nipote. Inoltre è prossimo alla bancarotta e così coglie al volo l'occasione di un ingaggio da parte di loschi figuri messicani, che gli offrono abbastanza soldi per pagare il matrimonio della nipote e per rimettersi in sesto. Col suo pick-up dovrà occuparsi del trasporto di merci tra El Paso e Chicago. Earl non fa domande ma presto scopre che si tratta di grossi carichi di droga. La veneranda età lo rende insospettabile e irrilevabile per la DEA, ma...

Il volto scavato di Earl, i suoi movimenti lenti, il suo sguardo profondo dimostrano tutto il rimorso dell'aver ignorato ciò che più contava nella sua vita, l'amore dei suoi familiari - che ora lo odiano e lo mettono da parte, ricambiando anni di sofferenze. Allo stesso tempo ruggisce più vivo che mai il patriota, il reduce di guerra, che mette al loro posto i ragazzotti banali e gradassi di oggi. Non è un caso che il film critichi fortemente l'avvento degli smartphone, senza i quali molti di noi sono completamente spaesati e non riescono neppure più a cambiare una gomma bucata, così come non interagiamo più con chi potrebbe venderci le cose faccia a faccia, scambiando idee e opinioni - acquistando invece tutto online. (?) Clint Eastwood (regista e attore) e Nick Schenk (lo sceneggiatore) partono da una storia realmente accaduta per parlare di quanto sia il tempo che, da esseri umani impegnati, perdiamo inseguendo cose futili, ignorando magari la famiglia e gli affetti. Errori che le nuove generazioni ripetono senza accorgersi, convinte che a vent'anni si sia già padroni ed eredi del mondo. Niente di più sbagliato e a dirlo è il volto stanco, scavato ma deciso di Eastwood, la cui potenza travalica lo schermo e colpisce lo spettatore. Dalla poltrona del cinema si sorride, ci si emoziona, ci si diverte e si riflette grazie alle ottime sfumature agrodolci della scrittura e della messa in scena, lineari ma assolutamente efficaci. Un'opera che riesce a parlare, con lo stesso linguaggio, a giovani e adulti con un fare paterno, protettivo, riservando al pubblico ciò che il protagonista ha sempre negato ai suoi familiari - e che ora deve correre contro il tempo per recuperare il terreno perduto. (Aurelio Vindigni Ricca, cinema.everyeye.it)

Se in The Mule c'è (?) una neppure tanto velata vena autobiografica, la vera sorpresa sta nel fatto che Eastwood non la mette in scena attraverso i toni malinconici da lui sempre usati a meraviglia, tutt'altro: il film soprattutto nella prima parte vira molto più spesso verso la commedia che non il dramma, in particolar modo grazie al personaggio principale che si rivela in molti momenti volgare, razzista, menefreghista, soavemente superficiale. L'autoironia con cui Eastwood riempie il suo film si rivela in alcuni momenti addirittura spiazzante. È come se l'attore/regista volesse raccontare al pubblico degli errori che ha commesso, ma anche di quanto si è divertito a commetterli. (?) C'è tanto Clint Eastwood in Earl Stone e in The Mule. Ed è un piacere gioiosamente doloroso ammirarlo ancora una volta? (Adriano Ercolani, blog.screenweek.it)