mercoledì 7 e giovedì 8 marzo 2018 - ore 21

IL DIRITTO DI CONTARE

(Hidden Figures) Regia: Theodore Melfi - Sceneggiatura: T. Melfi, Allison Schroeder - Fotografia: Mandy Walker - Montaggio: Peter Teschner - Interpreti: Taraji P. Henson, Octavia Spencer, Janelle Monáe, Kevin Costner, Kirsten Dunst, Jim Parsons, Mahershala Ali, Aldis Hodge, Glen Powell, Kimberly Quinn - USA 2016, 127', 20th Century Fox.

Anni Sessanta. Nella Virginia segregazionista da una parte c'erano i bianchi, dall'altra i neri. Uffici, toilette, mense, bus erano rigorosamente separati. La NASA, a Langley, non faceva eccezione. Katherine G. Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson furono la brillante variabile che permise alla NASA di inviare un uomo prima in orbita e poi sulla Luna. Un team di afroamericane che si sono battute contro le discriminazioni, imponendosi sull'arroganza dei colleghi, abbattendo le barriere razziali con grazia e competenza.

Esplosivo, ironico, audace. (?) Un film che pone l'accento sulla famosa missione Apollo 11 portando a galla i retroscena di quell'impresa e soprattutto le Figure Nascoste (Hidden Figures, appunto, come recita il titolo originale) che lavorarono per rendere possibile questa titanica impresa. (?) Ma di loro sui libri non c'è nessuna traccia. A scuola ci insegnano il nome di chi ha messo per la prima volta piede sulla Luna (Neil Armstrong, il 20 luglio 1969) e magari i nomi di chi ha coadiuvato la missione, ma nessuno ha mai dato rilevanza alle calcolatrici umane, ovvero quelle donne che svolgevano il compito adesso svolto dalle moderne tecnologie; che lavoravano nell'oblio, staccate dal resto del personale NASA, percependo stipendi più bassi perché donne e perché di colore. (?) Donne molto diverse tra loro per modi di fare e di essere, ma tutte accomunate dalla determinazione e dalla forza di volontà che le porta a essere protagoniste e ad avere "il coltello dalla parte del manico" in una situazione in cui sarebbero state costrette a essere le ultime della lista. (?) È infatti non calcando troppo la mano sui numeri che Theodore Melfi sa annullare la sincronia, all'epoca scontata, tra queste lavoratrici e la loro mancanza d'identità all'interno della NASA. Lontane dalle loro scrivanie Katherine G. Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson sono prima di tutto donne, mogli e madri; prima di essere competitive colleghe sono persone che si coalizzano per un bene comune, che si tendono la mano. (?) Una storia fatta di coraggio, umiltà, ambizione; un racconto a tratti divertente, ispirante e che ci fa anche essere orgogliosi di appartenere al genere umano. (Teresa Monaco, www.cinematographe.it)

Il regista statunitense, partendo da un contesto in cui entrano in collisione la Guerra Fredda, la corsa allo spazio, le leggi di segregazione negli stati del sud e il nascente movimento per i diritti civili, realizza un eccellente lavoro che va molto al di là della sola discriminazione delle donne di colore negli anni '60 e riesce a raccontare una storia universale capace di coinvolgere tutti e tutte contro ogni genere di discriminazione. Basti menzionare l'attualità del messaggio per il mondo odierno, ove la mente umana è sempre più discriminata a favore della tecnologia robotica, magistralmente racchiusa nelle ultime trepidanti parole che Melfi fa dire a John Glenn prima della partenza per lo spazio: "È difficile fidarsi di qualcuno che non puoi guardare negli occhi"? E la fortuna dell'astronauta fu che alla NASA c'era ancora una donna in grado di fare i calcoli a mano sulla lavagna. (Lucilla Colonna, www.taxidrivers.it)