lunedì 30 ottobre e giovedì 2 novembre 2017 - ore 21

IL DIRITTO DI UCCIDERE

(Eye in the Sky) Regia: Gavin Hood - Sceneggiatura: Guy Hibbert - Fotografia: Haris Zambarloukos - Montaggio: Megan Gill - Interpreti: Helen Mirren, Aaron Paul, Alan Rickman, Barkhad Abdi, Jeremy Northam, Richard McCabe, Phoebe Fox, Iain Glen, Michael O'Keefe - GB 2016, 102', Teodora Film.

Il colonnello inglese Katherine Powell, dirige a distanza un'operazione contro una cellula terroristica a Nairobi: il suo "occhio" sul campo è un drone pilotato dal Nevada. Quando diventa inevitabile sferrare un attacco si scopre che anche una bambina innocente finirebbe tra le vittime. Mentre nessuno nella "war room" londinese vuole prendersi la responsabilità di decidere, la situazione precipita e?

Il film di Hood è efficacissimo nel tenere con il fiato sospeso, raccontando una situazione assolutamente plausibile in cui ragione di stato, sicurezza nazionale, opportunità politica, considerazioni umanitarie e pragmatismo si mescolano e si scontrano in un continuo cambio di prospettive, che procede di pari passo con gli spostamenti di una bambina che vende il pane nei pressi della casa che ospita i terroristi. Il susseguirsi di valutazioni militari e politiche, la non volontà degli esponenti di governo rispetto all'assumersi la responsabilità di un attacco sul suolo di un paese alleato, per quanto concorde, la necessità di rapportarsi con gli Stati Uniti nel merito della questione, la difficile scelta fra il mettere a rischio la vita di un innocente di cui si vede il volto e la possibilità di salvare quella di decine di sconosciuti, lo scontro fra le gerarchie e la coscienza personale: ognuno di questi aspetti trova ne Il diritto di uccidere la propria espressione. Ed è difficile anche per lo spettatore assumere una posizione che sia netta rispetto al caso proposto. Un bel film, scritto bene, ben recitato, dal ritmo angosciante e dai contenuti duri, affrontati in modo lucido e molto poco retorico. Uno spaccato credibile e duro della situazione in cui oggi devono operare le forze militari, in una guerra asimmetrica e di difficile definizione, dove la consapevolezza che il sacrificio di un innocente potrà contribuire a salvare altre vite, spesso non sufficiente a far tacere la coscienza. (Roberto Semprebene, www.silenzio-in-sala.com)

«Nel film passiamo molto tempo con Alia, la bambina che rischia di finire colpita dall'attacco. Il fatto di seguire la sua vita così da vicino ci ricorda che siamo simili, che siamo umani e che lei non è solo una statistica.» (Gavin Hood)

Intorno ai droni si è creata l'opinione che si tratti di attacchi puliti, sicuri e addirittura senza spargimento di sangue. La realtà è diversa. In termini di vittime tra i civili, gli attacchi con i droni non sono migliori - anzi, forse sono peggiori - degli attacchi tradizionali effettuati da piloti sul campo. Nel 2014 un'analisi di Reprieve, organizzazione non profit impegnata sul fronte dei diritti umani, ha stabilito che più di 1.140 persone sono state uccise dagli attacchi di droni USA che ne avevano 41 come obiettivo. The Intercept, sito di giornalismo d'inchiesta, ha pubblicato i documenti legati a un'operazione condotta coi droni tra il gennaio del 2012 e il febbraio del 2013 nel nordest dell'Afghanistan: questa operazione aveva comportato la morte di 200 persone, ma solo 35 di loro erano obiettivi effettivi. In sei anni, dal 2009 al 2015, secondo la Casa Bianca il numero delle "vittime collaterali" legate ad operazioni condotte coi droni è compreso tra 64 e 116. Un numero decisamente inferiore a quanto viene rivelato dai media e dalle Ong.