mercoledì 18 giovedì 19 maggio 2022 - ore 21

IL MATRIMONIO DI ROSA

(La boda de Rosa) Regia: Icíar Bollaín - Sceneggiatura: I. Bollaín, Alicia Luna - Fotografia: Sergi Gallardo, Beatriz Sastre - Montaggio: Nacho Ruíz Capillas - Interpreti: Candela Peña, Sergi López, Nathalie Poza, Ramón Barea, Paula Usero, Xavo Giménez, Paloma Vidal, Lucía Poveda, María José Hipolíto, María Maroto - Spagna 2020, 97’. Officine Ubu.

Sul punto di compiere 45 anni, Rosa si rende conto di aver vissuto sempre per gli altri e decide di cambiare radicalmente vita, prendendo le redini del suo destino con un impegno molto speciale: sposarsi con se stessa. Scoprirà però presto che il padre, i fratelli e la figlia hanno in mente altri piani e che non è facile staccarsi dal passato quando non si è al centro delle vicende familiari.

Semplice e diretto (anche grazie a un cast davvero eccellente) questo film riesce a raccontarci con grande verità e con ironia, con leggerezza e al tempo stesso con estrema profondità, la storia di una donna comune con i suoi problemi e le sue fragilità. Rosa rappresenta tutte le donne. Tutte quelle madri, mogli, figlie e lavoratrici troppo spesso costrette a sacrificare i propri sogni e i propri desideri per l’altro (chiunque esso sia: un marito, un padre, una figlia, un datore di lavoro). Questa sorta di Bridget Jones in salsa spagnola mette in luce con le sue imperfezioni non le contraddizioni di una trentenne single (come faceva la protagonista della famosissima commedia britannica), ma di un’ultraquarantenne alla ricerca non del grande amore, ma della propria felicità. Per raggiungerla la prima regola è di non cercarla negli altri. Ecco quindi che non serve un altro/a per sposarsi. Il primo matrimonio, il primo patto di fedeltà e di amore, è quello che va fatto con sé stessi: concedendosi di avere dei sogni e delle aspirazioni, promettendosi di amarsi ogni singolo giorno della propria vita, trattandosi con rispetto e con amore. Sembra semplice, ma troppo spesso ce ne dimentichiamo. Questo film ce lo ricorda. (Giulia Lucchini, www.cinematografo.it)

La regista, a proposito de Il matrimonio di Rosa, ha affermato che “Ci sono molte Rosa tra noi, e ognuno ha dentro una parte di lei. Conoscere ciò che vogliamo senza rinunciarci è una sfida difficile”. Ed è vero, perché il suo film - tra umorismo ed emotività - è essenzialmente un film di situazioni reali, di quelle che conosciamo bene, e dunque capaci di smuoverci sensazioni che ci spingono ad ascoltare meglio noi stessi. E poi, ne Il matrimonio di Rosa, tra svolte e deliziosi imprevisti, c’è questo strano elemento dello sposalizio al singolare che scatena gli eventi della storia e apre gli occhi a Rosa, facendole capire che anche i membri della sua famiglia hanno dei grossi problemi mai rivelati. Il solo wedding, strano ma vero, esiste, e la regista, insieme alla sceneggiatrice Alica Luna, hanno preso ispirazione dall’articolo di un giornalista britannico nel quale si raccontava che a Tokyo esistono agenzie che forniscono questo tipo di servizio: abito bianco, scatti fotografici, un party memorabile. Tutto, ovviamente, senza aver bisogno dello sposo. L’idea di fondo è quello di essere principesse per un giorno, una tradizione radicata e idealizzata nel Giappone ma che è diventata fenomeno globale. Dietro l’apparenza di un matrimonio perfetto - cosa che viene illuminata dal film - il bisogno di rispettare sé stessi, avendo il coraggio di tirare fuori un’autostima sopita a lungo e, appunto, impegnarsi “finché morte non ci separi” ad andare controcorrente e avere il controllo della propria felicità. (Damiano Panattoni, www.hotcorn.com)