mercoledì 28 e giovedì 29 settembre 2022 - ore 21

IL RITRATTO DEL DUCA

(The Duke) Regia: Roger Michell - Sceneggiatura: Richard Bean, Clive Coleman - Fotografia: Mike Eley - Montaggio: Kristina Hetherington - Interpreti: Jim Broadbent, Helen Mirren, Fionn Whitehead, Matthew Goode, Aimee Kelly, Craig Conway, Simon Hubbard, Jack Bandeira, Heather Craney, Ray Burnet - GB 2020, 96', Bim Distribuzione.

Newcastle, 1961. Kempton Bunton ha sessant'anni e sempre qualcosa da dire. Combatte come Robin Hood nella contea del Nottinghamshire contro il governo e contro l'ingiustizia sociale. Ma la sua battaglia più strenua è quella domiciliare con la consorte inasprita dalla morte prematura della loro figlia. Kempton scrive drammi che nessuno leggerà e si batte per abolire il canone tv agli anziani. Per contribuire all'economia familiare, il figlio minore ruba alla National Gallery il ritratto del Duca di Wellington. Lui lo rimprovera, ma poi ne diventa complice chiedendo un riscatto al governo inglese da reinvestire in opere di bene...

Il film racconta la storia vera - con qualche licenza cinematografica - di Kempton Bunton e del furto del celebre ritratto del Duca di Wellington (il generale che fermò Napoleone) di Francisco Goya, che il governo inglese acquistò nel 1961 per 140mila sterline, esponendolo alla National Gallery di Londra, da dove fu misteriosamente sottratto pochi giorni dopo. (?) Se lo split screen in stile anni '60 riporta a quell'epoca, lo sguardo è comunque rivolto al presente, come quando Kempton, mentre lavora prelevando focacce da un nastro trasportatore, profetizza ai colleghi che in futuro ci sarebbero stati dei robot al posto loro e l'uomo si sarebbe dedicato solo alla cultura. Il futuro è arrivato, ed anche i robot, ma non è che le cose siano poi molto cambiate. Eppure non bisogna abbattersi, insegna Kempton, nemmeno quando l'unica arma che ti resta è l'ironia («Come si mangia un elefante? Un morso alla volta»). La vita, in fondo, come Il giardino dei ciliegi di Cechov, può essere una tragedia ma anche una farsa. Il sistema sociale in cui Kempton è inserito lo costringe a continui paradossi, come pagare il canone nonostante non veda la BBC sul suo televisore, oppure comprare il pasticcio di carne e rovinarne la crosta affinché Dorothy non si accorga che non è quello della ditta da cui è stato licenziato. E allora, con il consueto sense of humour, nel processo per il furto non può che cavarsela con una sentenza paradossale: colpevole per aver rubato la cornice, ma non il quadro, che era stato solo preso in prestito per fare del bene alla comunità. (Simone Granata, www.cineforum.it)

Per Michell "nella grande tradizione delle Ealing Comedies (le commedie brillanti a voltaggio satirico e sociale girate agli Ealing Studios londinesi a ridosso della seconda guerra mondiale, NdR), mostra un uomo semplice che parla apertamente ai potenti". Il registro è lieve, lo sguardo scanzonato, il mood canzonatorio, eppure The Duke mette in fila temi pesanti e pensanti, dalla discriminazione razziale al lutto familiare, dalla sperequazione sociale al bene comune, dalla tutela dei più deboli, quali gli anziani, alla criminalità giovanile, senza elogiare il populismo bensì la collettività. Un film riconciliante, che mette alla sbarra - l'epilogo in corte è superlativo - buonumore e diffonde filantropia e umanesimo: mantiene quel che promette, e pure qualcosa in più, complici i tempi comici di Broadbent e Mirren, la cura nelle scenografie e i costumi, una regia che utilizza lo splitscreen come i mattoni di Bunton, nel senso dell'unione fa la forza. E l'umanità. (Federico Pontiggia, www.cinematografo.it)