mercoledì 2 e giovedì 3 ottobre 2019 - ore 21

IL VERDETTO - THE CHILDREN ACT

(The Children Act) Regia: Richard Eyre - Sceneggiatura: Ian McEwan dal suo romanzo La ballata di Adam Henry - Fotografia: Andrew Dunn - Montaggio: Dan Farrell- Interpreti: Emma Thompson, Stanley Tucci, Fionn Whitehead, Anthony Calf, Jason Watkins, Ben Chaplin, Rupert Vansittart, Rosie Boore, Nikki Amuka-Bird, Honey Holmes - GB 2017, 105’, Bim.

Mentre il suo matrimonio con Jack vacilla, l’eminente giudice Fiona Maye è chiamata a decidere se obbligare il giovane Adam, affetto da leucemia, a sottoporsi a una trasfusione salva-vita che, per motivi religiosi, è rifiutata da lui e dai suoi genitori. In deroga all’ortodossia professionale, Fiona sceglie di andare a far visita ad Adam in ospedale; quell’incontro avrà un profondo impatto su entrambi, suscitando nuove e potenti emozioni sul ragazzo e sentimenti rimasti a lungo sopiti nella donna.

Un delicato racconto sulla difficile scelta tra la vita e la morale religiosa. Protagonista è l’irreprensibile giudice dell’Alta Corte britannica, Fiona Maye, donna integerrima e devota alla giustizia, sia nel lavoro sia nella vita privata, che si ritrova davanti al caso più spinoso di tutta la sua carriera giuridica: determinare il destino del diciassettenne Adam Henry, testimone di Geova malato di leucemia, che rifiuta una trasfusione per seguire le rigide regole del suo credo; decisivo sarà l’incontro tra i due, che sconvolgerà inevitabilmente le loro esistenze. Richard Eyre (Diario di uno scandalo e L’ombra del sospetto), riesce a dar corpo alle commoventi pagine di McEwan, con magistrale bravura, lasciando che siano i silenzi, gli sguardi e le emozioni non dette, ma sagacemente mostrate, a condurre tutto il film, ponendo lo spettatore sul banco del giudice, libero di pronunciare la sentenza sull’arduo dilemma etico. È un film che non si schiera, non prende posizioni, non urla invettive contro la morale o contro la legge, mantiene imparzialità anche durante tutto il dibattimento in tribunale, donando diritto di parola a entrambe le parti, e regalando meravigliosi momenti di pathos e di profonda riflessione. (Alessia Marvuglia, www.spettacolo.eu)

Ci sono film che rimangono nella memoria degli spettatori per una trama particolarmente avvincente, per un significato particolarmente profondo, per una interpretazione memorabile degli attori. Il verdetto molto probabilmente rientra in quest’ultimo caso: sia per l’ottima costruzione del personaggio in scrittura, che per l’interpretazione eccezionale di una Emma Thompson mai così brava. (…) Sin da subito entriamo nella vita di Fiona e ne scopriamo tutte le sue debolezze, le sue fragilità, ma anche i suoi punti di forza: completamente dedita al suo lavoro, che vive proprio come una religione e una missione, trascura un marito che le vuole ancora bene e che pretende le giuste attenzioni da lei. Ha un lato vanesio ed esibizionistico: ama suonare il pianoforte e si esercita per dare un concerto di beneficienza. Ha anche un problema: è sola, non ha figli. Insomma: un personaggio tratteggiato a tutto tondo, che la regia valorizza standogli sempre addosso con la macchina da presa e mantenendo univoco il punto di vista. Ci riesce talmente bene che l’immedesimazione è totale e il pubblico raggiunge sin da subito un’empatia enorme con Fiona tanto che l’impressione è proprio quella di vivere in prima persona il dilemma del racconto. La sceneggiatura è stata scritta dallo stesso autore del romanzo: Ian McEwan fa sentire la profondità della scrittura dal primo all’ultimo minuto del film. Da non perdere. (Andrea Ozza, www.criticalminds.it)