giovedì 14 settembre 2017 - ore 21

IL VIAGGIO

(The Journey) Regia: Nick Hamm - Sceneggiatura: Colin Bateman - Fotografia: Greg Gardiner - Montaggio: Chris Gill - Interpreti: Timothy Spall, Colm Meaney, Toby Stephens, Freddie Highmore, Catherine McCormack, Ian McElhinney, John Hurt, Ian Beattie, Barry Ward - GB 2016, 94', Officine Ubu.

Maggio 2006, Scozia. Il reverendo Ian Paisley del Partito Unionista Democratico e Martin McGuinness del Sinn Féin chiusi in una Mercedes hanno poche ore per un gesto destinato a cambiare la Storia: mettere fine alla guerra civile che dura da decenni nell'Irlanda del Nord. I due si odiano, l'uno provoca l'altro, troppo è il sangue sparso nell'Ulster: è impossibile dimenticare, accettare e perdonare. Nonostante le resistenze politiche e una manifesta avversione reciproca, trovano un accordo di pace, sofferto ma tuttora duraturo.

Com'è andata "realmente"? (?) A nessuno è dato saperlo e il cinema, grazie all'arguta sceneggiatura di Colin Bateman, si limita a immaginare cosa possa essere successo. Ovviamente con tante licenze, adattandolo ai tempi e alle esigenze di una messa in scena per il grande schermo. Senza bluffare, perché è chiaro fin da subito che ciò a cui si assiste è una commedia che si diverte, e diverte, a raccontare, sdrammatizzandolo, un fatto vero. Tanto per fare un esempio, nella realtà lo storico confronto è avvenuto a bordo di un aereo e non in auto. (?) Ciò a cui assistiamo è un incontro di pugilato. Il ring è l'interno di un'auto e i pugili sono i due politici che si affrontano con dialoghi ricchi di ironia e battute indimenticabili, attraverso un incedere perfettamente calibrato sia in fase di scrittura che di messa in scena. (?) Determinante, ovviamente, il contributo dei due protagonisti, Timothy Spall e Colm Meaney, che vanno oltre l'archetipo che rappresentano cavalcando i tic e le possibili derive interpretative con carisma e mestiere. Il loro punto di forza non è la sola somiglianza fisica, e nemmeno l'imitazione, ma il fatto di riuscire a trasformare i personaggi in persone, con dettagli, sfumature, sottigliezze, per di più nei tempi cinematografici giusti. Grazie alla loro interpretazione i personaggi escono dalla caricatura e prendono vita. L'intento del regista, irlandese, è chiaro, utilizzare il cinema per promuovere un messaggio di pace universale attraverso una vicenda che celebra il compromesso come punto di arrivo di ogni diatriba e potrebbe essere estesa geograficamente a ogni tipo di conflitto. (Luca Baroncini, www.spietati.it)

Un argomento così delicato era ad alto rischio di urtare molte suscettibilità o di dare vita a un futile esercizio di stile, diventando una favoletta irrispettosa per la sofferenza delle vittime di un conflitto terribile. Invece la qualità della scrittura, i dialoghi, l'umorismo delle battute e delle situazioni, le trovate e soprattutto il livello della recitazione ne fanno un piccolo miracolo e un film che non si può non amare. (?) Gli storici protagonisti della storia sono entrambi scomparsi - Ian Paisley nel 2014 e il più giovane Martin McGuinness pochi mesi fa, il 21 marzo del 2017 - e forse si sarebbero fatti delle matte risate di fronte a questa ricostruzione fantasiosa di una storia le cui circostanze sono ormai sepolte con loro. Ma la magia del cinema è quella di inventare e immaginare alternative alla realtà: per questo, quando riesce a intrattenere lo spettatore con la creazione di una versione plausibile, anche la ricostruzione più immaginifica diventa vera. (Daniela Catelli, www.comingsoon.it)