mercoledì 30 e giovedì 31 maggio 2018 - ore 21

IO, DANIEL BLAKE

Regia: Ken Loach - Sceneggiatura: Paul Laverty - Fotografia: Robbie Ryan - Montaggio: Jonathan Morris - Interpreti: Dave Johns, Hayley Squires, Dylan McKiernan, Briana Shann, Kate Runner, Sharon Percy, Kema Sikazwe, Natalie Ann Jamieson, Micky McGregor, Colin Coombs, Bryn Jones, Mick Laffey, John Sumner - GB/Francia 2016, 100', Palma d'Oro a Cannes 2016, Cinema.

Per una grave crisi cardiaca, Daniel Blake è costretto a chiedere un sussidio statale. Il medico gli ha proibito di lavorare, ma per incongruenze burocratiche si trova nell'assurda condizione di dover comunque cercare lavoro - pena una severa sanzione - mentre aspetta che venga approvata la sua richiesta di indennità per malattia. Durante una delle sue visite al centro per l'impiego, incontra Katie, giovane madre single con due figli piccoli che non riesce a trovare lavoro. Stretti nella morsa delle aberrazioni amministrative, Daniel e Katie stringono un legame di amicizia speciale, cercando come possono di aiutarsi e darsi coraggio mentre tutto sembra beffardamente complicato.

Ken Loach ci regala un film di quelli che solo lui può offrirci. Carico cioè di uno sguardo profondamente umano e al contempo con le caratteristiche del grido che invita a ribellarsi a quello che sembra uno status quo inscalfibile. Per farlo è ritornato, insieme al fido Paul Laverty, per documentarsi, nella sua città natale, Nuneaton, in cui partecipa all'attività di sostegno di chi si trova in difficoltà. Già dal titolo ritorna alla necessità inderogabile di non cancellare la forza dell'identità individuale di coloro che stanno tornando ad assumere le caratteristiche di classe sociale dei diseredati come nell'800 dickensiano. I nomi di persona hanno segnato alcuni dei suoi film più importanti (La canzone di Carla, My Name is Joe, Il mio amico Eric e il precedente Jimmy's Hall). Perché è la dignità della persona quella che si vuole annullare grazie a un sistema in cui dominano i 'tagli' alla spesa sociale e dove gli stessi funzionari che debbono applicarli si rendono conto della crudeltà (è questo il termine giusto) delle regole che debbono applicare. (?) Loach in questo mondo libero continua a proporci le esistenze di persone qualunque con la forza che non descrive ma partecipa attivamente al dolore di chi subisce una delle umiliazioni più profonde (la perdita o l'impossibilità del lavoro). Daniel, Daisy e i suoi due figli si aggiungono alla galleria di persone di cui ci ha mostrato una tranche de vie con la forza e la sensibilità di chi non ha alcuna intenzione di arrendersi alla logica del liberismo selvaggio. (Giancarlo Zappoli, www.mymovies.it)

Ken il Rosso torna a raccontare con estremo rigore e lucidità un mondo dove c'è sempre meno spazio per la dignità umana. E lo fa unendo idealmente giovani e vecchi in un abbraccio di solidarietà. (?) Io, Daniel Blake racconta con il linguaggio della fiction le storture di un mondo che sta cadendo a pezzi. Il regista e il suo sceneggiatore Paul Laverty non hanno fatto altro che guardarsi intorno e mettere tutto su pellicola, inserendo nel cast veri ex impiegati dei Job Centers, licenziatisi pur di non dare le sanzioni cui erano obbligati d'ufficio ai loro utenti. Il film è diviso idealmente in due parti, ironica anche se amara la prima e molto più cupa la seconda, più sentimentale. (?) Bello il finale, commovente nel suo rigore che ci ricorda in un mondo governato dalle banche e dal denaro l'importanza di sentirsi cittadini di uno stato e non sudditi. Io, Daniel Blake è un film imperdibile, che conferma ancora una volta, il talento e la forzo di un cineasta che sa raccontare il reale con lucida rabbia. (Ivana Faranda, www.ecodelcinema.com)