giovedì 25 giugno 2020 - ore 21

LA CADUTA DELL'IMPERO AMERICANO

(La chute de l'empire américain) Regia e sceneggiatura: Denys Arcand - Fotografia: Van Royko - Montaggio: Arthur Tarnowski - Interpreti: Alexandre Landry, Maripier Morin, Remy Girard, Louis Morissette, Maxim Roy, Pierre Curzi, Vincent Leclerc, Yan England, Florence Longpré - Canada 2018, 127', Parthénos.

Il trentaseienne Pierre-Paul ha un dottorato in filosofia e un'intelligenza superiore alla norma, ma deve lavorare come fattorino per avere uno stipendio. Un giorno, durante una consegna, si ritrova nel bel mezzo di una rapina finita nel sangue. A un passo da lui, giacciono incustoditi due borsoni pieni di banconote. Dopo averci riflettuto pochi secondi, Pierre-Paul ruba il malloppo, innescando una serie di reazioni a catena e un cambiamento radicale della propria vita e non solo.

Il premio Oscar Denys Arcand, dopo Il Declino dell'Impero Americano e Le Invasioni Barbariche chiude la trilogia sul potere economico dell'Occidente, i suoi vizi e le sue virtù. La Caduta dell'Impero Americano è il capitolo conclusivo dello spaccato di una società alla deriva, narrato con la pungente ironia di un regista fuori dagli schemi. (?) Il film si delinea secondo una narrazione trasversale, basata sull'azione scatenante che mette il protagonista al centro di una scena del crimine, che innesca una serie di reazioni a catena imprevedibili. (?) Sapientemente scritto e diretto, fitto di citazioni, dialoghi incredibilmente articolati e una costante critica alla società occidentale, il tutto condito con humor e sarcasmo. La maestria del regista settantenne, premio Oscar nel 2004 per Le Invasioni Barbariche, è evidente nella composizione del lungometraggio, che si articola tra il polar e la commedia, senza tralasciare i sentimenti e l'attualità. La particolarità del suo stile, oltre che nella narrazione generale, sta nell'attenta scrittura di ogni singolo personaggio, ben caratterizzato e sempre rilevante nel fitto intreccio tra politica, economia e filosofia. (?) La Caduta dell'Impero Americano, seppur tratti argomenti piuttosto complessi, è un film così fresco e moderno, che anche la riflessione più contorta risulta facilmente digeribile. Un ottimo modo di chiudere un discorso aperto nel 1986 e riportato alla generazione dei nuovi quarantenni, un esempio della grande attenzione di un regista capace, come pochi, di usare il linguaggio popolare del cinema nel porre l'attenzione sui valori e le criticità della società in cui siamo chiamati a vivere. (Valeria Ponte, www.anonimacinefili.it)

Descrizione di una società in cui non solo il potere economico ha acquisito un ruolo preminente, ma in cui la mediocrità sembra essere il nuovo paradigma per conseguire un'affermazione personale. (?) Arcand si muove sul filo della parodia ma senza mai perdere l'equilibrio, e adotta gli strumenti della commedia per mettere in luce contraddizioni e ambiguità morali di personaggi divisi fra la legge e il crimine, rompendo così qualunque forma di manicheismo. (?) Per gli estimatori di Denys Arcand, esponente di un cinema sofisticato e 'intellettuale' ma che non rinuncia ad offrire un piacevole intrattenimento, questo film segna un atteso ritorno in grado di coniugare l'umorismo e la critica anticapitalista, senza farsi mancare qualche pennellata di suspense. (?) Opera che prosegue ed espande l'affresco della società contemporanea dipinto dal pluripremiato regista canadese in quasi mezzo secolo di carriera, con quella leggerezza che tuttavia non è mai sinonimo di superficialità. (Stefano Lo Verme, www.movieplayer.it)