mercoledì 31 gennaio 2018 - ore 21

LA MIA VITA DA ZUCCHINA

(Ma vie de courgette) Regia: Claude Barras - Sceneggiatura: Céline Sciamma da un racconto di Gilles Paris - Fotografia: David Toutevoix - Montaggio: Valentin Rotelli - Direttore animazione: Kim Keukeleire - Svizzera/Francia 2016, 66', Teodora Film.

Zucchina, che in realtà si chiama Icar, è un bambino di 9 anni che vive in una soffitta con una madre alcolizzata che muore a causa di un terribile incidente. Dopo la scomparsa della madre viene mandato a vivere in un collegio. Dopo un periodo di assestamento farà amicizia con gli altri bambini, tra cui spicca la dolce Camille, e riuscirà a superare ogni difficoltà, abbracciando infine una nuova vita.

Un felice diario di iniziazione, uno squarcio su un'infanzia abbandonata di bambini 'diversi', ognuno di loro con alle spalle delle difficili situazioni familiari. Ma al tempo stesso un cartoon vivo, solare, che ravviva i piccoli protagonisti attraverso colori accesi, quasi brucianti di passione, dove c'è uno slancio che trascina via con sé. (?) C'è una scena in cui Courgette e Camille sono distesi sulla neve e si raccontano le loro storie. Sembrano due adulti in un punto cruciale della loro vita. In realtà c'è uno sguardo verso il futuro che si avverte come stato emotivo e non come costruzione della scrittura. Questa è l'ennesima magia di Céline Sciamma, che ha scritto la sceneggiatura. Dagli universi adolescenziali di Tomboy e Diamante nero a quelli infantili di La mia vita da zucchina. Dietro il trasparente e intenso sguardo di Claude Barras - al suo primo lungometraggio dopo altri corti d'animazione - è la Sciamma il burattinaio nascosto che però non tiene i fili ma prende per mano i personaggi prima di lasciarli andare da soli. Pieno di trovate riuscite (l'acqua in testa gettata al poliziotto da Ahmed, il bambino che ce l'ha con le forze dell'ordine) ha una tristezza di fondo. Sospeso tra Charles Dickens e Inside Out. Con il tabellone del 'meteo dei bambini' dove ci sono tutti i propri sentimenti con i simboli delle previsioni meteorologiche. Con una malinconia alla quale bisognerà preparare gli spettatori più piccoli. E bisogna fare uno sforzo fisico e mentale per non emozionarsi. (Simone Emiliani, www.sentieriselvaggi.it)

Un minimale romanzo di formazione che, in poco più di un'ora, riesce a costruire un mondo e a descrivere, con una tensione capace di non scivolare mai nella retorica e nel piagnisteo, il dramma disagiato del crescere e la forza inspiegabile che porta a superare traumi e difficoltà. La tangibilità concreta dei pupazzi in plastilina dona al racconto una sofferenza morbida e un'ironia infantile che, in più di un momento, lascia stupefatti. Ma a sbalordire è soprattutto la scrittura di Sciamma - già alle prese con le paturnie dell'adolescenza nei suoi bellissimi film di finzione: Naissance des pieuvres, Tomboy, Diamante nero - che dimostra una delicatezza di tocco, una geometrica e controllata precisione di racconto, capace di mantenere costantemente il fragile equilibrio tra dramma e farsa, rendendo alla perfezione turbamenti e dubbi di un'età inquieta. La storia non evita di affrontare situazioni drammatiche e scabrose - i lutti, i soprusi, i primi dubbi sessuali - ma con lo sguardo sempre dritto al cuore dei sentimenti, consapevole che solo attraverso un'esperienza catartica ogni piccola vita piegata potrà tornare a sorridere. (?) Un film adulto con l'anima bambina, un piccolo gioiello che sceglie strade impervie per sollevare la storia da qualsiasi forma di paternalismo dolciastro. Un film che sa guardare al cuore senza esitazione, privo dell'angoscia di voler essere, a ogni costo, rassicurante. (Federico Pedroni, www.cineforum.it)