mercoledì 7 e giovedì 8 febbraio 2018 - ore 21

LA PAZZA GIOIA

Regia: Paolo Virzì - Sceneggiatura: Francesca Archibugi, P. Virzì - Fotografia: Vladan Radovic - Montaggio: Cecilia Zanuso - Interpreti: Valeria Bruni Tedeschi, Micaela Ramazzotti, Valentina Carnelutti, Tommaso Ragno, Bob Messini, Sergio Albelli, Anna Galiena, Marisa Borini, Marco Messeri - Italia 2016, 118', 01 Distribuzione.

Beatrice è una chiacchierona, sedicente contessa e, a suo dire, in intimità coi potenti della Terra. Donatella è una giovane tatuata, fragile e silenziosa, che custodisce un doloroso segreto. Classificate come socialmente pericolose, sono ospiti di una comunità per donne con disturbi mentali, entrambe. Storia di un'imprevedibile amicizia, che le porta ad una fuga strampalata alla ricerca di un po' di felicità nel manicomio a cielo aperto del il mondo dei sani.

Dopo aver guardato con cinismo alle contraddizioni alto-borghesi, Paolo Virzì ritorna ai suoi amati toni tragicomici, innamorandosi e facendoci innamorare di due donne ferite, ma talmente folli da voler vivere ancora, di nuovo, nonostante tutto. (?) Basta una locandina a raccontarci la forza dolce di un'opera bellissima, toccante nel parlarci di vite spezzate ma senza rassegnazione. Ecco Donatella e Beatrice rannicchiate su un muretto in posizione fetale, pronte a rinascere insieme. Da una sola immagine emerge poi il contrasto tra le loro espressioni serene e le caviglie sottili, i polsi slogati, le occhiaie, una fragilità che trova forza in quell'incontro. Ecco, questo è il quadro perfetto per un film che si riconosce nei caratteri traballanti delle sue protagoniste. (?) Virzì vive di sussulti come loro, di epifanie, di sprazzi umorali, per poi chiudere il cerchio di questa avventura agrodolce con una scena che rimarrà nel nostro cinema. E, forse, rimarranno anche Donatella e Beatrice, eroine normali in un mondo agrodolce, capaci di scrivere a quattro mani un inno di libertà attraverso la sofferenza, per poi urlare di gioia e gridare per il dolore. E allora cos'è questa "pazza gioia"? Probabilmente il desiderio di entrare nelle proprie ferite, non curanti delle difficoltà che comporta. Perché fare finta di niente e farsi trascinare dall'ordinario, a volte, non serve a niente. A volte serve scuotersi, attraverso un atto folle, come guardarsi indietro e dentro. E se la normalità è la regola, Donatella e Beatrice sono due bellissime eccezioni. (Giuseppe Grossi, movieplayer.it)

Paolo Virzì, propone ne La Pazza Gioia una sottile e profonda riflessione sui concetti di malattia mentale e terapia, adattandola sapientemente ai toni leggeri della commedia; in un mondo in cui ognuno sembra soffrire di una qualche forma di nevrosi, i pazzi sono forse coloro che non si arrendono alla ingiustizie della vita o che non sono capaci di accettarne i limiti e le sofferenze, spingendosi progressivamente verso il baratro dell'inadeguatezza sociale. Ecco allora Beatrice e Donatella in fuga verso l'Italia dei sani, che si rivela essere (come il regista stesso l'ha definita) "un manicomio a cielo aperto" in cui le soluzioni possono essere peggio dei problemi, laddove alla base del proposito di curare si antepongono le scartoffie al  cuore. L'unica cura efficace per le due protagoniste sarà invece l'amicizia che, come una forza primordiale ed irrazionale, spingerà l'una a sostenere l'altra in nome dell'emarginazione alla quale sono relegate da un mondo che sa solo giudicare e che, troppo spesso, si dimentica che essere umani significa anche cadere, e che per lenire la sofferenza mentale è indispensabile un motivo per il quale vivere. (Virginia Campione, www.cinematographe.it)