mercoledì 14 e giovedì 15 marzo 2018 - ore 21

LA SPOSA BAMBINA

(Ana Nojoom bent alasherah) Regia e sceneggiatura: Khadija Al-Salami - Fotografia: Victor Credi - Montaggio: Alexis Lardilleux - Interpreti: Reham Mohammed, Rana Mohammed Ibrahim Al Ashmori, Naziha Alansi, Husam Alshiabali, Adnan Alkhader, Samaa Alhamdani - Emirati Arabi Uniti/Francia/Yemen 2015, 99', Barter Multimedia.

Nello Yemen, una bambina di 10 anni entra in un'aula di tribunale e dice al giudice "Voglio il divorzio". Il marito ha 30 anni, la famiglia della piccola l'ha costretta a sposarlo e lui l'ha violentata e picchiata perché non ubbidiva ai suoi voleri. Da una storia vera.

La Sposa Bambina ripercorre due storie di vita. Quella di Nojoud Ali, la bambina che, da sola, a testa alta in tribunale, chiese il divorzio, diventando un simbolo contro questa pratica matrimoniale disumana. E quella della regista, Khadija Al Salami - prima donna yemenita a diventare filmmaker e produttore - che grazie al suo coraggio riuscì a fuggire da un marito aguzzino all'età di 11 anni. Questo film è una chiara condanna contro la pratica tribale delle spose bambine e allo stesso tempo un invito alla speranza e al rinnovamento dello Yemen. Khadija Al Salam ha all'attivo più di 25 documentari, molti dei quali legati al ruolo delle donne e delle bambine nello Yemen contemporaneo. Al-Salami ha affrontato non poche difficoltà sia politiche che finanziarie per realizzare questo film. La regista ha cercato di dare una percezione realistica, unitamente al suo punto di vista, girandolo interamente nello Yemen e ingaggiando esclusivamente attori yemeniti. Anche se talvolta risulta tecnicamente un po' impacciato, il contraccolpo della sceneggiatura arriva diritto allo stomaco. È un crudo, ma onesto ritratto che contrapporre le delizie dell'infanzia alla brutalità delle usanze tribali. La sposa bambina sensibilizza acutamente sull'enorme agghiacciante problema. Il merito è anche dell'innocenza e della bravura della protagonista, Reham Mohammed. (Ilaria Falcone, www.nonsolocinema.it)

Lo Yemen non è un posto facile. Il film è stato interamente girato di nascosto ed è stato tutto molto faticoso, specialmente trovare una giovane attrice che interpretasse il ruolo della protagonista. Alla fine è stata la sorella della regista a proporre le sue due figlie, diventate promotrici della lotta contro i matrimoni combinati. (?) Ogni giorno nel mondo 37.000 bambine sono obbligate a sposare uomini molto più grandi di loro. Il matrimonio precoce e forzato è una violazione dei diritti umani. Il film propaga idee di libertà e diffonde il desiderio di giustizia per tutte quelle bambine già spose e per quelle che lo diventeranno. (Eleonora Leanza, www.blogdicultura.it)

Grazie a una solida sceneggiatura, Khadija Al-Salami realizza un film lineare, quasi di stampo documentaristico, dove un accecante tripudio di colori si scontra con il grigiore di feroci tradizioni ancestrali: un'opera commovente che induce lo spettatore a una grande partecipazione emozionale. La cinepresa indugiando sul penetrante sguardo della protagonista - a volte deciso e combattivo, altre spaventato e sperduto - aumenta l'empatia tra Nojoom e la platea. (?) Un film tanto doloroso quanto necessario, perché troppe sono le donne-bambine costrette a subire violenze ripugnanti in nome della tradizione. Khadija Al-Salami ha voluto dar voce al silenzio assordante di quelle tante vittime: adolescenti che altro non chiedono se non il sacrosanto diritto a vivere la propria vita liberamente. (Silvia Fabbri, dreamingcinema.it)