mercoledì 11 dicembre 2019 - ore 21

LA STANZA DELLE MERAVIGLIE

(Wonderstruck) Regia: Todd Haynes - Sceneggiatura: Brian Selznick - Fotografia: Edward Lachman - Montaggio: Affonso Gonçalves - Interpreti: Julianne Moore, Oakes Fegley, Millicent Simmonds, Jaden Michael, Cory Michael Smith, Tom Noonan, Michelle Williams, Amy Hargreaves, James Urbaniak, Raul Torres, Damian Young, John Boyd, Sawyer Nunes, Morgan Turner - USA 2017, 120', 01 Distribution.

1977, Minnesota. Dopo la morte della madre, il dodicenne Ben trova in casa un vecchio catalogo di una mostra con la dedica di un uomo che poterebbe essere il padre che non ha mai conosciuto. Ben parte alla sua ricerca. 1927, New Jersey. Rose è una ragazzina isolata per via della sua sordità. La anima una grande passione per una diva del muto e fugge per cercare d'incontrare il suo idolo. Ben e Rose, a distanza di tempo, compieranno lo stesso avventuroso viaggio attraverso New York, guidati dal comune bisogno di conoscere il loro posto nel mondo.

L'amore per il cinema del passato permette a Haynes di regalare una delizia agli spettatori: un viaggio cinefilo in atmosfere e immaginari, creando un'ulteriore stratificazione in un'avventura tanto complessa narrativamente quanto soddisfacente nel suo disvelamento conclusivo; un giallo in cui non conta chi è l'assassino, ma cosa lega due storie apparentemente così diverse. In comune ci sono due ragazzi che vivono in quattro mura con la voglia di sfondarle (?). Tutto converge verso New York, inesauribile riserva di immaginario, seduttrice e traditrice di ogni sogno degli adulti, costringendo i ragazzi ad avventurarsi da quelle parti per sciogliere nodi irrisolti. Wonderstruck porta avanti con rigore la sua scelta di farci affezionare ai protagonisti senza quasi l'ausilio dei dialoghi, con un lavoro sorprendente sul sonoro e la musica, stordendoci con una continua variazione sensoriale, chiudendoci in interni dalle ombre lunghe, ma vincendo la sfida di portarci avanti emotivamente grazie al senso più difficile da trasmettere: il tatto. Una matita che disegna su un foglio per non dimenticare l'attrice dei propri sogni, le punte delle dita che rimangono sporche di colla e appiccicose, o uno splendido viaggio nello skyline newyorkese andandone letteralmente a scoperchiare i ricordi e i segreti più nascosti, ma intimi. (Mauro Donzelli, www.comingsoon.it)

Le vicende di Ben e Rose si svolgono in parallelo, con un continuo passaggio dalle vicende di uno a quelle dell'altra. I cambi di scena, spesso rapidi, sono accompagnati da un cambio di registro e stile da parte di Haynes: da un lato abbiamo i colori caldi degli anni Settanta, dall'altro il bianco e nero degli anni Venti. La storia di Rose si dipana sul grande schermo come se fosse un film muto, con l'accompagnamento musicale a dettare il tono di ogni scena e ad esaltare i gesti, le espressioni e le emozioni della ragazzina. Poi di colpo si cambia scena e sentiamo Space Oddity o Fox on the run, finché le diverse colonne sonore non arrivano a mescolarsi, quasi a simboleggiare il progressivo avvicinarsi delle storie dei due protagonisti. (?) La stanza delle meraviglie è il film d'esordio della giovanissima Millicent Simmonds, attrice realmente sorda che con ogni sguardo, gesto ed espressione riesce a trasmettere in maniera pulita e travolgente le emozioni e i pensieri di Rose, il suo spaesamento quando cammina per le strade affollate di New York, la sua genuina meraviglia di fronte agli oggetti esposti al Museo di Storia Naturale. Fegley al contrario non è nuovo nel mondo del cinema (?) e anche qui dimostra un talento ancora acerbo ma genuino. (Giulia Ausani, cinema.everyeye.it)