mercoledì 15 e giovedì 16 novembre 2017 - ore 21

LASCIATI ANDARE

Regia: Francesco Amato - Sceneggiatura: Francesco Bruni - Fotografia: Vladan Radovic - Montaggio: Luigi Mearelli - Interpreti: Toni Servillo, Verónica Echegui, Luca Marinelli, Carla Signoris, Pietro Sermonti, Valentina Carnelutti, Vincenzo Nemolato, Carlo De Ruggieri, Paolo Graziosi, Giulio Beranek, Giovanni Storti - Italia 2017, 102', 01 Distribution.

Elia è uno psicanalista di mezza età, ieratico e severo, con un senso dell'umorismo arguto e impietoso. Annoiato dalla professione Tiene a distanza di sicurezza persino la moglie che vive nell'appartamento di fronte e con cui continua a condividere il bucato e qualche serata all'Opera. Quando, per ragioni di salute si iscrive ad una palestra nella sua vita irrompe Claudia, una personal trainer buffa ed eccentrica con un'innata capacità di trascinare nei suoi casini chiunque le capiti a tiro. Uno di questi casini si chiama Ettore.

Il debito dei confronti del cinema di Woody Allen è evidente, ma il giovane documentarista prestato alla fiction Francesco Amato riesce a trovare una sua via italiana alla Jewish Comedy, allargando il campo dei riferimenti non solo ai fratelli Marx e Coen, Mel Brooks e autori sofisticati come Lubitsch, ma anche alla commedia italiana di una volta. E non è poco per un regista e due sceneggiatori (Francesco Bruni e Davide Lantieri) shiksa (non ebrei). Il film impiega qualche minuto per carburare, con qualche battuta troppo fredda e intellettuale, dopo i quali Servillo e gli altri cominciano a scaldare il pubblico, fino ad arrivare al puro slapstick con l'entrata in scena di Luca Marinelli (il cattivissimo di Lo chiamavano Jeeg Robot). Il suo rapinatore da strapazzo evaso dal carcere per recuperare il bottino e che si rivolge allo psicanalista per farsi ipnotizzare e ricordare il luogo dove ha seppellito i gioielli è un riuscito omaggio al Vittorio Gassman ladro balbuziente dei Soliti ignoti. (Camillo De Marco, cineuropa.org)

Amato si diverte a mettere in contatto mondi spesso chiusi e reciprocamente diffidenti: intellettuali convinti del primato assoluto della mente - chi più di un analista può esserlo? - e cultori del fisico. Riflette più in generale sull'abitudine a catalogare persone e comportamenti, chiudendosi ognuno nella propria categoria, senza mai cercare di scoprire l'altro, o di vivere aspetti propri che non rientrano esattamente nell'immagine che si ha di sé. (?) Novità assoluta è Toni Servillo in veste comica, protagonista ideale, perfettamente a suo agio nei panni di Elia. L'attore, lontano dalle ineffabili maschere sorrentiniane, si tuffa nella commedia da attore completo qual è, non risparmiandosi e dosa con precisione le componenti del personaggio, rendendolo credibile nei momenti più comici, come nelle parentesi più riflessive, in un'interpretazione viva e spontanea, che assieme alla scrittura, evita il rischio di scivolare nella macchietta. Verónica Echegui è una buona figura femminile complementare, Carla Signoris bravissima nel ruolo della moglie delusa che riscopre la propria libertà. (?) Poi c'è il ritmo vivace e avvincente della trama. Dalla descrizione di Elia, della sua vita monotona, delle sue scarse relazioni sociali, di vizi e manie che dicono di lui molto più di quanto vorrebbe far sapere, fino all'incontro con Claudia: prima scontro, poi nuovo equilibrio, turbato ancora dall'ingresso di Ettore (uno straordinario Luca Marinelli), squinternato galeotto, che ricollega la vicenda all'inizio e da il via alla parte più "action" del film. (?) Il risultato è un'ora e quaranta di divertimento di qualità. (Scilla Santoro, www.cinefilos.it)