lunedì 23 aprile 2018 - ore 21

"Sguardi su Torino"

LE ULTIME COSE

Regia e sceneggiatura: Irene Dionisio - Fotografia: Caroline Champetier - Montaggio: Aline Hervé - Interpreti: Fabrizio Falco, Roberto De Francesco, Alfonso Santagata, Salvatore Cantalupo, Anna Ferruzzo, Christina Rosamilia, Nicole De Leo, Maria Eugenia D'Aquino, Margherita Coldesina - Italia/Svizzera/Francia 2016, 85', Luce Cinecittà.

Tre storie si intrecciano al Banco dei pegni di Torino. Sandra, giovane trans, è appena tornata in città nel tentativo di sfuggire al passato e a un amore finito. Stefano, assunto da poco, si scontra con la dura realtà lavorativa e assiste ai miseri maneggi che avvengono nel Banco. Michele, pensionato, per ripagare un debito si ritrova invischiato nel traffico dei pegni. Un viaggio lungo quella spirale, ingenerata da anni di crisi economica, che si sta mangiando la dignità di molti italiani.

Dionisio racconta la struttura a matrioska della nuova povertà e il sistema di scatole cinesi in cui la maggior parte di noi oggi è rinchiusa, spesso contestualmente vittima e carnefice. (?) Un neo-neorealismo quello di Irene Dionisio, che porta dentro l'eredità dei De Sica e dei Rossellini, ma anche il passaggio che il neorealismo italiano ha compiuto attraverso cinematografie più recenti come quella rumena: a riprova che il racconto di ordinari squallori e di odissee burocratiche che sembrava non riguardarci oggi ci appartiene, cinematograficamente come esistenzialmente. Dionisio ne racconta il quieto strazio con pudore e ciglio asciutto, circoscrivendone nitidamente gli spazi, affrontando tematiche scomode senza concessioni (?), talvolta attraverso lo sguardo asettico di quelle videocamere che raccolgono acriticamente i passaggi della nostra esistenza quotidiana e se ne interessano solo se testimoniano un crimine compiuto, mai un crimine subìto. La sua regia limpida è una prova di coraggio, va dritta al cuore del problema e di quel pubblico che la saprà seguire, come merita. (Paola Casella, www.mymovies.it)

La Dionisio ci offre il suo sguardo indignato su una realtà che intrappola le persone e le rende schiave. Vite già in bilico rovinate da "usurai" autorizzati. Esseri umani costretti a implorare, litigare, contrattare, per tirare a campare. La divisione tra buoni e cattivi si dispiega all'istante, ma anche i buoni - loro malgrado - sono costretti a sporcarsi le mani per non soccombere. È un sistema economico il nostro - accusa la Dionisio - che stritola qualsiasi buon sentimento, qualsivoglia solidarietà, e fa predominare l'aridità. (Marita Tonilo, www.bestmovie.it)

Insieme ai loro averi i clienti lasciano le speranze con l'intento di poter un giorno pareggiare i conti. La legge del più furbo e lo sciacallaggio sui deboli è il ritratto triste di un'Italia che stenta ad arrivare a fine mese. Il film ha un'atmosfera familiare, nulla di artificioso o artefatto. Si respira un'aria di crisi che attanaglia la narrazione, una crisi non solo economica ma anche dei valori che finisce per spingere i protagonisti ad essere quel che non sono. (?) Un racconto dolceamaro dei tempi odierni. Gli ultimi nel film non appaiono solo come le vittime ma anche come i complici di un sistema che sottolinea le disuguaglianze, creando spaventosi divari. Il film è il racconto asciutto, cinico e preciso di una crisi pesante come un macigno. Essendo il suo primo lungometraggio la regista riesce, scevra delle sovrastrutture dovute all'esperienza, a confezionare un prodotto diretto e dal piglio immediato. (Alessandra Balla, www.taxidrivers.it)