giovedì 23 febbraio 2012 - ore 21

“Di questo e d’altri mondi”

AGENTE LEMMY CAUTION, MISSIONE ALPHAVILLE

(Alphaville, une étrange aventure de Lemmy Caution) Regia e sceneggiatura: Jean-Luc Godard - Fotografia: Raoul Coutard - Musica: Paul Misraki - Interpreti: Eddie Constantine, Anna Karina, Akim Tamiroff, Howard Vernon - Francia 1965, 85’, Cineteca Griffith.

L'agente Lemmy Caution viene inviato in missione in una città extraterrestre per liberare il professor Von Braun e far luce sulla scomparsa degli agenti che l'hanno preceduto. Scopre, con l'aiuto di Natacha, figlia di Von Braun, che Alphaville è guidata dittatorialmente da un cervello elettronico, l'Alpha 60, in base ad una ferrea logica di formule che toglie agli abitanti qualsiasi autonomia di giudizio e di azione sotto pena di morte... Liberamente ispirato al personaggio dell'agente segreto Lemmy Caution ideato dallo scrittore britannico Peter Cheyney. Orso d’Oro a Berlino 1965

È un mondo diviso, quello che immagina Godard, quasi orwelliano, nel quale una spia dei “paesi esterni” finge di lavorare per il Figaro-Pravda e tenta di sabotare il cervello elettronico autonomo Alpha 60, che punisce ogni azione illogica. (...) Il grande Eddie Constantine, aveva già interpretato Caution in altri film, ma per la prima volta qui le sue imprese hanno luogo nel futuro. Le intuizioni di Godard si rivelano fortemente profetiche, come la cancellazione delle parole per limitare le emozioni dei cittadini di Alphaville, oppure, dal punto di vista cinematografico, l’alternanza buio/luce e gli stacchi del montaggio atti a creare disorientamento. Restano nella memoria non solo alcune sequenze, ma soprattutto i personaggi cui il regista ha saputo infondere linfa vitale: Natacha Von Braun, la figlia del fondatore di Alphaville, interpretata da un indimenticabile Anna Karina, oppure la voce di Alpha 60, roca e fastidiosa e perennemente fuoricampo, fanno da contraltare alle movenze di Constantine, che sembra contaminare, coi suoi modi bruschi, la freddezza che avvolge la città. Un film destinato non esclusivamente ai fan della Nouvelle Vague, ma a chi è in cerca di un cinema costruito sui contrasti, ancora oggi vivo e pulsante. (Italo Rizzo, www.filmfilm.it)

Realizzato da un Godard al meglio della sua fase creativa (nello stesso anno il regista firma Pierrot le fou), il film è dominato da un gusto anarchico e ribelle. La scelta di catapultare il detective "duro" degli anni '40 nella Parigi (o Alphaville) degli anni '60 riflette l'utopistica possibilità di combattere con una ventata di libertà fracassona un perbenismo ipocrita e borghese. Constantine accetta con intelligenza di fare la parodia del proprio personaggio e tutto il film è in buona parte una parodia: una specie di mito di Orfeo nel quale l'uomo riporta alla vita (e alla fantasia) una ragazza (e la gioventù) liberandola da un mondo oppressivamente logico. Alphaville è un'escursione nel tempo e nello spazio intrapresa per smantellare una realtà presente. L'elemento fantascientifico, in ultima considerazione, non ha la rilevanza che a tutta prima ci si potrebbe aspettare, bastando a Godard (che non amava la fantascienza) come pretesto per un discorso "altro". Girato a Parigi, il film fotografa quartieri ed interni asettici, impersonali a suggerire una dimensione alienante ed opprimente. La logica che governa la città è frutto del lavorio ininterrotto di un potere cieco, il cervello elettronico che tutto dispone e controlla. L'uomo, in questo universo, è una parte del sistema da riprodurre in serie per l'ordinato funzionamento della macchina. (www.fantafilm.net)