mercoledý 28 marzo 2018 - ore 21

Nuovo Cinema Iraniano

NAHID

Regia: Ida Panahandeh - Sceneggiatura: I. Panahandeh, Arsalan Aamiri - Fotografia: Morteza Gheidi - Montaggio: Arsalan Aamiri - Interpreti: Sareh Bayat, Pejman Bazeghi, Navid Mohammadzadeh, Milad HosseinPour, Pouria Rahimi - Iran 2015, 104', Academy Two.

Una giovane divorziata che vive con il figlio di 10 anni in una cittadina nel nord dell'Iran, vorrebbe sposare l'uomo di cui si Ŕ innamorata. Il padre ha la custodia del figlio e, quando si sono separati, il suo ex marito le ha concesso di tenerlo a patto che lei non si risposi. Pu˛ solo ricorrere al Sigheh, il matrimonio temporaneo, una pratica legale ma mal giudicata nella societÓ. Sarebbe una buona soluzione per lei?

Nahid si trova a un bivio decisivo. L'amore o la custodia del figlio? La sicurezza economica di un nuovo matrimonio o il tirare avanti di una vita di stenti e piccoli sotterfugi? La sceneggiatura di Ida Panhandeh, scritta insieme al marito Arsalan Amiri, ha il merito di porre la sua protagonista di fronte a una scelta drammatica netta, in cui le ragioni del sentimento devono fare i conti con questioni sociali ed economiche pressanti. Da un lato una motivazione profonda, vera, quella di una madre che lotta per tenere in piedi un rapporto con il proprio figlio, giÓ prossimo allo sbando. E, dall'altro, un'aspirazione irresistibile all'indipendenza, alla libertÓ di poter vivere appieno la veritÓ dei propri sentimenti. Un nodo conflittuale reso quasi inestricabile dalla mentalitÓ e dalle regole di una societÓ ipocritamente maschilista. Ed Ŕ proprio a partire da questo nodo che si delinea, con tratti decisi eppur sottili, un ritratto femminile potente e toccante, che si fa carne e sangue nell'interpretazione ispirata di Sareh Bayat. Quello di Nahid Ŕ un personaggio vivo, pieno, sincero, una donna abituata a mentire ma non a nascondersi, a rispettare ma non a obbedire ciecamente. (?) Un esordio convincente, necessario. (Aldo Spinelli. www.everyeye.it)

Manca il fiato nel vedere quello che questa donna deve affrontare per colpa di un matrimonio sbagliato contratto quando era molto giovane. Anche dopo il divorzio la si costringe a scegliere tra la sua identitÓ di donna e madre, lacerandole il cuore e la mente. Sottoposta a pressioni continue da parte dell'ex marito irresponsabile, della famiglia di lui, della propria, dei padroni di casa e dell'uomo che vuole vederla felice, finisce per esplodere e ribellarsi anche in modo autodistruttivo. Quante di noi, nei suoi panni, ce l'avrebbero fatta? ╚ un ritratto di donna potentissimo quello creato dalla penna della giovane regista debuttante Ida Panahandeh e interpretato dalla straordinaria Sareh Bayat, la badante di Una separazione. Senza moralismi, con disperata ironia e la ferocia di una tigre che difende il suo piccolo, per quanto scapestrato possa essere, ci ricorda un'altra donna oppressa ma determinata, la Viviane del film israeliano con la compianta Ronit Elkabetz. E ci piace la sua testardaggine e la confusione che ha nel cuore, capace di renderla crudele, il suo dibattersi nella rete in cui si trova intrappolata, messa di fronte a una scelta crudele a cui nessuna donna dovrebbe mai esser costretta. (Daniela Catelli, www.comingsoon.it)

Il matrimonio temporaneo (in farsi sigheh) nell'islam sciita Ŕ un contratto di matrimonio in cui l'uomo (sposato o no) e la donna non sposata (vergine, divorziata o vedova) concordano la durata e l'importo della compensazione da versare alla donna. Un uomo pu˛ avere un numero illimitato di sigheh e fino a quattro matrimoni permanenti.