giovedì 27 febbraio 2020 - ore 21

NON CI RESTA CHE VINCERE

(Campeones) Regia: Javier Fesser - Sceneggiatura: J. Fesser, David Marqués - Fotografia: Chechu Graf - Montaggio: J. Fesser, Roberto Bolado - Interpreti: Javier Gutiérrez, Athenea Mata, Juan Margallo, José de Luna, Sergio Olmo, Jesús Vidal, Gloria Ramos, Alberto Nieto Ferrández, Jesús Lago, Fran Fuentes, Roberto Chinchilla, Stefan López, Luisa Gavasa, Julio Fernández, Daniel Freire, Jorge Galerón, Luis Bermejo - Spagna 2018, 124', Bim.

Marco Montes è allenatore in seconda di una squadra di basket professionista. È arrogante e viene licenziato per aver litigato con l'allenatore ufficiale durante una partita. In seguito a questo si mette alla guida ubriaco e ha un incidente. Condotto davanti al giudice, viene condannato a nove mesi di servizi sociali che consistono nell'allenare una squadra di giocatori disabili. L'impatto iniziale non è dei migliori e Marco cerca di scontare la sua condanna con il minimo sforzo convinto di trovarsi di fronte a dei buoni a nulla dai quali non potrà ottenere risultati apprezzabili. Progressivamente i rapporti cambiano.

È una "dramedy" dei buoni sentimenti, dall'humor gentile e brillante che vede nei protagonisti diversamente abili il suo punto di forza. Interpretati da attori non professionisti, il gruppo di simpatici e imbranati giocatori con la loro contagiosa voglia di vivere, nonostante le difficoltà affrontate sin dalla nascita, è un bellissimo esempio di come ogni vita valga la pena di essere vissuta. Senza scadere nel patetismo o nella retorica, Fesser riesce a costruire una commedia, ispirata a vicende reali, trattando temi controversi con leggerezza e creando molti spunti di riflessione. (?) Irresistibili sketch e battute esilaranti accompagnano le avventure di questa "sgangherata" squadra di basket e del suo allenatore. Il binomio sport e cinema si dimostra di nuovo vincente ma il vero successo del film è da ricercare nell'elogio della diversità, in tempi di cinismo e di riscoperta di abominevoli teorie di razza pura. Lontano da pregiudizi e falsi miti, Fesser dimostra come essere disabili non significa vivere una vita infelice ma, forse, apprezzarla ancora di più, facendo tesoro di ogni singolo momento, anche il più insignificante. (?) La storia del cinema è ricca di esempi di film dedicati ai disabili: da Io mi chiamo Sam all'indimenticabile Forrest Gump commovente emblema della "diversità". Non ci resta che vincere sembra candidarsi  a rimanere uno dei film più rappresentativi su questo tema grazie all'ironia, alla bellezza e alle emozioni che i suoi protagonisti riescono a comunicare. (Caterina Sabato, www.cinematographe.it)

Non è mai facile trattare il tema della disabilità senza scadere nella retorica, nella commozione forzata. Fesser, invece, ci dà modo, in maniera delicata e vera, di approcciarci a questo gruppo di persone come se li stessimo conoscendo personalmente. E ognuno di loro, con la sua particolarità, ci colpisce positivamente. L'ipocondriaco, il ragazzo che ti abbraccia forte, l'unica ragazza del gruppo che si esprime a "parolacce" sono fantastici singolarmente, e una forza della natura quando sono insieme. L'autore non sembra volerci dire il classico "siamo tutti uguali", bensì "siamo tutti diversi, rispettiamoci". (?) L'intero film è pervaso da un clima scanzonato di gioia e di risate. In fondo, ci riconosceremo in Marco, soprattutto quando arriverà a capire che l'unico che ha dei problemi, è proprio lui. Grazie ai suoi nuovi amici riuscirà a confrontarsi con la sua "allergia" alle responsabilità e con il suo solito scappare davanti alle avversità della vita. (Violetta Biagiotti, www.masedomani.com)