mercoledì 22 febbraio 2012 - ore 21

“Di questo e d’altri mondi”

OMICRON

Regia, soggetto e sceneggiatura: Ugo Gregoretti - Sceneggiatura: - Fotografia: Carlo Di Palma - Musica: Piero Umiliani - Interpreti: Renato Salvatori, Rosemarie Dexter, Gaetano Quartararo, Mara Carisi, Ida Serasini, Calisto Calisti, Dante Di Pinto, Franco Luzzi, Giuliana Corbellini, Vittorio Calef, Fausto De Luca, Ugo Gregoretti - Italia 1963, 95’, in collaborazione con la Cineteca Nazionale.

Il corpo dell’operaio Trabucco è rinvenuto inanimato in riva al Po. Viene creduto morto, ma in realtà è posseduto da Omicron, un alieno proveniente dal pianeta Ultra, i cui abitanti vogliono impadronirsi della Terra. Al momento dell'autopsia Trabucco-Omicron riesce a far funzionare il corpo che lo contiene. Grazie alle sue capacità viene riassunto nella fabbrica in cui lavorava. Senza avere coscienza del suo gesto, in un primo tempo denuncia i sindacalisti, poi l’amore per una domestica lo aiuta a ritrovare la coscienza e inizia a militare dalla parte degli operai. Quando Trabucco viene ammazzato mentre incita gli operai allo sciopero, Omicron vorrebbe ritornarsene al suo pianeta ma non lo può più fare perchè ...

“Omicron era un film sulla fabbrica, o meglio, sulla Fiat, tant’è vero che la sua base documentaria è l’inchiesta sulla Fiat fatta da Giovanni Carocci e comparsa sulla rivista “Nuovi argomenti”, diretta da Alberto Moravia, che analizzava le difficili questioni sindacali all’interno degli stabilimenti FIAT dopo la creazione di una polizia segreta che vigilava sul lavoro negli stabilimenti. (...) Dopo i miei primi lavori e dopo il successo del film Ro.go.pa.g. Cristaldi mi propose nel 1963 di girare un film di soggetto fantascientifico, che dapprima pensai di girare direttamente a Torino. Omicron era quindi un curioso esempio di satira sul lavoro operaio in una grande fabbrica, con un alieno che si incarnava in un operaio. Andai in FIAT, un po’ ingenuamente, per chiedere l’uso di un grande stabilimento dove poter girare, ma ovviamente la FIAT non ci diede il permesso. Andai allora all’ENI, che spinta dal desiderio di dimostrare come gli enti pubblici fossero più aperti dei privati, ci mise a disposizione immediatamente uno stabilimento di Firenze, il Nuovo Pignone, specializzato nella costruzione delle bombole a gas per le cucine; restammo lì quasi un mese; a Torino girammo solo alcuni esterni in Piazza San Carlo e in periferia.” (Ugo Gregoretti, www.ancr.to.it)

Lo spunto fantascientifico è ovviamente la scusa per una vivace partenza: l’occasione per affrontare quel caso di "alienazione artificiale" che è l’operaio Trabucco. Trabucco diverrà la vittima di due sopraffazioni, che agiscono l’una contro l’altra e lo chiudono in mezzo come in una pressa. Il pianeta Ultra e la grande industria appaiono simili a due fascismi contrastanti e inafferrabili, avviati entrambi alla conquista. Il primo parlerà con gli ultrasuoni e mobiliterà i suoi eserciti spaziali, manovranti invisibili nel corpo degli uomini soggiogati. L’altro entrerà in azione con gli slogan paternalistici, le alte protezioni, le human relations e lo spionaggio di fabbrica. Prima cura degli assalitori d’altri mondi sarà di spengere la coscienza, questo lumino incomodo, nell’interno delle vittime. Ma si accorgeranno che arrivano secondi, perché l’altra forza - quella terrestre - ci ha già pensato. Trabucco avrà ancora un sussulto di ribellione, poi soccomberà. (Tino Ranieri, Cinema Domani, luglio-dicembre 1963)