mercoledì 19 e giovedì 20 ottobre 2022 - ore 21

ONE SECOND

(Yi miao zhong) Regia: Zhang Yimou - Sceneggiatura: Zh. Yimou, Jingshi Zou, Gelin Yan - Fotografia: Xiaoding Zhao - Montaggio: Du Yuan - Interpreti: Zhang Yi, Liu Haocun, Fan Wei, Ailei Yu, Shaobo Zhang Xiaochuan Li, Yu Ai Lei, Li Xiao-Chuan, Yunlong Liu - Cina 2020, 104', Europictures.

Negli anni della Rivoluzione Culturale, Zhang Jiusheng evade dal campo di lavoro forzato per raggiungere un villaggio dove proietteranno un cinegiornale di propaganda in cui compare, per un solo secondo, la figlia che non lo vuole più vedere dopo che è stato arrestato. Prima della proiezione la pellicola viene rubata dall'orfana Liu, che ha bisogno della celluloide per costruire una lampada al suo fratellino. Zhang, la vede e la insegue. Al villaggio intanto un pubblico numeroso è in attesa di assistere allo spettacolo organizzato da Mr. Film, il proprietario del cinema che si considera una figura essenziale all'interno del Partito.

One Second è l'esaltazione assoluta delle meravigliose (e pericolose) potenzialità della settima arte. Cinema come mezzo di ricongiungimento virtuale e scrigno della memoria, capace di racchiudere in sé, anche solo per un secondo (da qui il titolo), l'immagine di una persona cara. Cinema come strumento di propaganda, agone politico e veicolo di assuefazione delle masse, perfettamente incarnato nel personaggio di Mr. Film, guida della sua comunità perché detentore del "potere cinematografico". Cinema come esperienza condivisa, luogo d'incontro, contatto e di scambio incessante. Cinema come riscatto, distrazione, catarsi. Cinema come reliquia materiale da proteggere e di cui prendersi cura. Cinema come centro di produzione di sentimenti e dimora di salvifica fantasia. (?) Dopo film magistrali come Lanterne rosse e Hero, Zhang Yimou firma un altro capolavoro che veicola una denuncia sociale potentissima, benché mai urlata. I veri eroi celebrati dal regista non sono 'i figli e le figlie' del film di propaganda che il partito obbliga Mr. Film a proiettare, ma due sprovveduti, umili e non poi così innocenti esseri umani. Due persone qualunque, il cui eroismo coincide con la loro fragilità e fallacia. One Second, dunque, è anche un film politico, nella maniera in cui tutto il cinema, rito collettivo e comunitario, lo è. Ma è anche un perla emotivamente intensa e tecnicamente impeccabile. (Gabriele Guerrieri, www.spettacolo.eu)

C'è in One Second un amore per il cinema così intonso, sincero e profondo da rimanere stupefatti. Tanto che è come se i fotogrammi di celluloide, rulli in bianco e nero, banda del sonoro e dentellatura laterale in continuo spostamento, allineamento, pulitura e proiezione, fossero protagonisti principali del film, metaforicamente oltre la storia di Zhang, Liu e Signor Cinema. One Second, insomma, possiede un cuore pulsante per la vita e per le emozioni, per l'amicizia tra ultimi e l'incanto magico di una sala buia e un fascio di luce contro una parete bianca. Poi certo, il sottotesto politico cinese è forte, i ruoli e le identità sociali dei tre protagonisti sono tutti definiti della scala gerarchica imposta dalla rivoluzione maoista. Ma è come se quel margine rimasto libero di azione, movimento, espressione personale interessasse a Zhang in maniera peculiare. Forse anche per questo la censura statale ha chiesto parecchie modifiche censorie (che non sono mai state ufficializzate) alla produzione del film. Rimane il fatto che l'opera mostra tutto quello che vuole mostrare anche senza parole (potrebbe essere addirittura un film muto da quanto l'immagine è significante di per sé). (Davide Turrini, www.ilfattoquotidiano.it)