giovedì 24 maggio 2018 - ore 21

PIUMA

Regia: Roan Johnson - Sceneggiatura: R. Johnson, Davide Lantieri, Ottavia Madeddu, Carlotta Massimi - Fotografia: Davide Manca - Montaggio: Paolo Landolfi, Davide Vizzini - Interpreti: Luigi Fedele, Blu Yoshimi, Michela Cescon, Sergio Pierattini, Francesco Colella, Brando Pacitto, Francesca Antonelli, Massimo Reale - Italia 2016, 98', Lucky Red.

Ferro e Cate sono due diciottenni come tanti, ma col problema di una gravidanza inattesa. Dovranno barcamenarsi tra scuola, amici, lavoro che non c'è e famiglie: quella "normale" e accogliente del ribelle Ferro e quella sgangherata della più assennata Cate. Tra tentennamenti e salti nel buio, prese di responsabilità e bagni di incoscienza, i due protagonisti attraverseranno i nove mesi più emozionanti e complicati della loro vita.

Un'opera coinvolgente e in grado di far riflettere senza l'ausilio dei massimi sistemi, corroborata da due ore di puro divertimento. (?) L'intelligenza di Johnson è quella di non limitarsi al semplice confronto/scontro generazionale, ma di dimostrare che, indipendentemente dall'età anagrafica, i dubbi e le paure, così come i gesti di maturità, sono intercambiabili e presenti da entrambe le parti. (?) Allievo di Paolo Virzì e Francesco Bruni, (?) il cinema del regista pisano guarda più di una volta ai lavori provenienti dalla cinematografia indipendente americana (vedasi le sequenze oniriche e surreali, in cui Cate e Ferro nuotano per le vie della città). Con un pizzico d'amore in più nei confronti di personaggi che dal primo all'ultimo non si può non sentire compagni di quella divertente e drammatica avventura esistenziale che è la nostra vita. (Carlo Cerofolini, www.ondacinema.it)

Possiamo mettere la mano sul fuoco: merita. Scuola Virzì, in carnet i convincenti I primi della lista e Fino a qui tutto bene, Johnson prosegue nelle sue buone intenzioni: (r)innovare la commedia italiana, giocando tra i 'topoi' del genere, le indicazioni geografiche tipiche, gli stilemi e, perché no, i patemi d'animo. Piuma ha nel titolo il peso specifico, ma non è minimismo, semmai minimalismo; non è esilità, bensì levità; non è volatilità, ma ariosità. Il romanzo, intra e intergenerazionale, è di formazione, ma senza accatti sociologici né affondi esistenziali: Piuma mantiene quel che promette, né più né meno, e non lesina sul divertimento, con una comicità di situazione, di 'battuta' ma spesso anche di 'tratto', ovvero connaturata ai personaggi. (Federico Pontiggia, Il Fatto Quotidiano)

Una commedia leggera come una piuma, ma impegnata ad affrontare un tema tutt'altro che semplice come quello dell'assunzione di responsabilità. (...) La metafora che usa il regista per raccontare con tono ironico e scanzonato il destino dei due giovanissimi protagonisti è riassunta nella storiella raccontata nel film: centinaia di paperelle di plastica destinate a galleggiare in una vasca da bagno, finiscono in mare aperto in seguito alle perdita del carico e cominciano a solcare l'oceano proprio grazie alla loro leggerezza. Ferro e Cate sono due di quelle paperelle davanti ai quali si apre un orizzonte ben più vasto di quello che immaginavano. (...) Seppure imperfetto, il film dimostra con una comicità semplice e fresca, mai volgare, che raccontare i giovani in un'altra maniera è possibile, tracciando senza presunzioni sociologiche il ritratto autentico di due ragazzi alle prese con l'evento più importante della vita. (Alessandra De Luca, Avvenire)