mercoledì 23 giovedì 24 febbraio 2022 - ore 21

QUI RIDO IO

Regia: Mario Martone - Soggetto e sceneggiatura: M. Martone, Ippolita di Majo - Fotografia: Renato Berta - Montaggio: Jacopo Quadri - Interpreti: Toni Servillo, Maria Nazionale, Cristiana Dell’Anna, Antonia Truppo, Eduardo Scarpetta (II), Roberto De Francesco, Lino Musella, Marzia Onorato, Paolo Pierobon, Gianfelice Imparato, Iaia Forte, Chiara Baffi, Gigio Morra - Italia 2021, 133’, 01 Distribution.

Napoli, inizio ’900. Il grande attore comico Eduardo Scarpetta grazie al successo è un uomo ricchissimo. Il teatro è la sua vita e attorno al teatro gravita anche tutto il suo complesso nucleo familiare, composto da mogli, amanti, figli legittimi e illegittimi tra cui Titina, Eduardo e Peppino De Filippo. Ma, quando Scarpetta decide di realizzare la parodia di una tragedia di D’Annunzio, al debutto la commedia viene interrotta da urla e fischi di giovani autori e Scarpetta finisce con l’essere denunciato per plagio da D’Annunzio. Gli anni del processo saranno logoranti e il delicato equilibrio che teneva insieme la famiglia sembra dissolversi. La vita di Scarpetta va in frantumi ma, con un numero da grande attore, Eduardo riesce vincere la sua ultima partita.

Martone è tornato Martone, grazie a questo ritratto di Eduardo Scarpetta, incarnato da un Servillo assolutamente perfetto. (…) La storia di Scarpetta, l’autore di Miseria e nobiltà, attore e drammaturgo dialettale vissuto tra la seconda metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, in un periodo in cui Napoli era il centro culturale italiano. Quell’Eduardo Scarpetta che “uccise” la maschera di Pulcinella, sostituendola con la sua, con il suo personaggio di Sciosciammocca, che operò il passaggio definitivo dall’antica commedia dell’arte al teatro del “popolino”, di quei morti di fame che rifuggono la miseria aspirando alla nobiltà, o anche solo a una tranquillità piccolo-borghese. (…) Martone mette abilmente in scena tutto questo, tratteggiando - accanto al troneggiante Servillo - una serie di caratteri molto azzeccati, dal primogenito che non vuole ereditare dal padre la maschera di Sciosciammocca, all’attore-amico compagno di sempre che poi lo tradisce andando a recitare per Salvatore Di Giacomo, (…) fino al trio dei fratelli De Filippo, che vediamo solo bambini e che ereditano davvero - al contrario dei figli riconosciuti all’anagrafe - il talento e la passione viscerale per il teatro. (Alessandro Aniballi, www.quinlan.it)

Qui rido io è il solco, è lo spartiacque che divide la belle époque napoletana, un’epoca di nuova ricchezza per il teatro, di nuova luce, e nuove consapevolezze, la consapevolezza che il teatro non era solo il marcatore di nuove maschere - vedi Pulcinella soppiantato da Felice Sciosciammocca - ma di nuove ideologie, non solo di vette e iperboli comiche ma di surrealismo, quel surrealismo che avrebbe poi determinato il teatro di Eduardo De Filippo, figlio mai riconosciuto di Scarpetta (… ). Se c’è un enorme merito per il lavoro di Martone è il coraggio di aver portato il teatro al cinema, scelta mai banale e di certo non facile. Il teatro è meravigliosamente presente nelle scene, e lo è sempre, non solo nelle immagini che si susseguono, nelle prove, nel recitato, nel trucco e nei backstage, è nei discorsi, nelle parole, nelle scene familiari che si svolgono negli interni di casa Scarpetta, nella villa splendidamente sopra le righe: non c’è differenza tra recitazione e realtà, tra teatro e dimora, tra fuori e dentro la scena, tutto è teatro, non c’è distanza tra palcoscenico e vita vera, non c’è trucco che tenga, maschera da indossare. È la vita vera che va in scena, ogni giorno, ogni sera, ogni istante. (Lucia Tedesco, www.lostincinema.it)