mercoledì 16 giovedì 17 febbraio 2022 - ore 21

QUO VADIS, AIDA?

Regia: Jasmila Žbanic - Sceneggiatura: J. Žbanic - Fotografia: Christine A. Maier - Montaggio: Jaroslaw Kaminski - Interpreti: Jasna Ðuricic, Johan Heldenbergh, Raymond Thiry, Boris Isakovic, Joes Brauers, Emir Hadzihafizbegovic, Reinout Bussemaker, Izudin Bajrovic, Alban Ukaj, Ermin Bravo, Juda Goslinga, Boris Ler, Ermin Sijamija - Bosnia-Erzegovina/Austria/Romania/Olanda 2020, 103’, Academy Two.

Srebrenica 1995. Aida, bosniaca, lavora come interprete per conto delle Nazioni Unite. Nei giorni che precedono l’occupazione della città da parte delle truppe di Mladic, Aida, i suoi familiari e centinaia di cittadini si vedono costretti a trovare rifugio nel campo ONU. Di fronte a una situazione sempre più drammatica, Aida cerca di trovare un modo per salvare la propria famiglia e i propri concittadini.

Prendendo spunto dalla vicenda realmente accaduta al traduttore Hasan Nuhanovic, Žbanic costruisce su un onnipresente personaggio femminile un dramma incalzante, che attraversa la tragedia e la ricostruzione storica con la medesima attitudine e con il medesimo sguardo. Quello di Aida - su cui Žbanic incolla la macchina da presa - che con la sua fermezza e lucidità di madre e di insegnante, di moglie e di guida, sembra non smarrire mai il controllo in una situazione apparentemente ingestibile. (…) Se è scontato vedere Mladic e i suoi uomini raffigurati nei panni del boia e dei relativi scagnozzi, sorprende la critica veemente di Žbanic ai danni dell’ONU, che evidenzia come il popolo di Srebrenica fin dall’inizio sia rimasto solo, abbandonato a sé stesso. È la prima volta che qualcuno ha il coraggio di puntare la macchina da presa su una ferita mai rimarginata della storia recente e di ricordare quanto è avvenuto, in un’epoca che scorda in fretta quel che non vede con i propri occhi. Nella sua brutale semplicità di linguaggio, Žbanic lascia al primo piano di Aida il compito di svegliare le coscienze e obbligare a ricordare. Persino ad accettare la tragedia pur di poter ripartire, su una nota di flebile speranza. (Emanuele Sacchi, www.mymovies.it)

Nel rappresentare l’infamia internazionale di Srebrenica, il film esplicita la durissima accusa alle Nazioni Unite, dimostratesi incapaci di impedire uno dei troppi massacri vigliacchi quando sarebbe forse bastato, per impedire migliaia di morti, rispondere al telefono e restare fedeli ai patti. Contribuisce all’esito del film, una scrittura precisissima e la brava protagonista Jasna Ðuricic il cui continuo dinamismo corrisponde al clima di ansia attanagliante vissuto dentro la base Onu, imminente luogo di preda dei bosniaci inermi da parte dei serbi comandati dal criminale Ratko Mladic. (…) Quale organizzazione di tutela dei diritti internazionali cederebbe nelle mani di un comandante responsabile di clamorosi eccidi migliaia di inermi disarmati? Eppure è accaduto proprio quello che oggi ci sembra impensabile. La vigliaccheria e l’opportunismo, oltre che la burocrazia più ottusa, sono i nemici di Aida (...) che ritroviamo in un finale dove i criminali del passato convivono con il presente, abitano le case dei bosniaci sterminati e fanno pensare ai criminali rimasti impuniti e operanti tra le ombre della quotidianità, come nell’Argentina dei desaparecidos. (…) Senza mezzi termini, viene indicata sin dalla didascalia iniziale la corresponsabilità del comando olandese delle Nazioni Unite, quando per salvare Srebrenica sarebbe bastato l’intervento di quegli aerei promessi ai bosniaci distanti appena un’ora di volo. (Roberto Lasagna, www.insidetheshow.it)