giovedì 5 marzo 2020 - ore 21

SERGIO & SERGEI - Il professore e il cosmonauta

(Sergio & Sergei) Regia: Ernesto Daranas - Sceneggiatura: E. Daranas, Marta Daranas - Fotografia: Alejandro Menéndez - Montaggio: J.M Quevedo González - Interpreti: Tomás Cao, Héctor Noas, Ron Perlman, Yuliet Cruz, Mario Guerra, Ana Gloria Buduén, Armando Miguel Gómez, Camila Arteche, Idalmis Garcia, A.J. Buckley - Spagna/Cuba 2017, 93’, Officine Ubu.

L’astronauta Sergei si trova nello spazio nei giorni della caduta dell’Unione Sovietica e la sua agenzia spaziale non ha più i soldi per riportarlo sulla terra. Sergei entra in contatto con Sergio, un radioamatore cubano, professore universitario di filosofia marxista, a cui chiede aiuto. Sergio si rivolge a sua volta a un amico con cui è in contatto via radio, un enigmatico americano che coinvolge la Nasa. Dalla storia vera di Sergej Konstantinovi? Krikalëv che all’inizio degli anni ’90 rimase forzatamente a bordo Soyuz TM-12 per 803 giorni.

La realtà si mescola alla fantasia e a una sorta di realismo magico che, tra le altre cose, ha l'effetto di rendere simpatici persino i funzionari del governo cubano che hanno sotto intercettazione la radio del professore marxista. Però a colpire maggiormente è la poetica dell'autore nel ritrarre l'angoscia esistenziale e l'incertezza sociale di quei tempi. La narrazione si muove lungo un filo nostalgico che trova la massima espressione in una scena in cui Sergei, con gli occhi pieni di lacrime perché sente la mancanza di casa (figura ambivalente della famiglia e dell'Unione Sovietica), afferma che i cosmonauti non piangono, perché le lacrime galleggerebbero nell'aria. Gli attori fanno il resto. Il cubano Héctor Noas, straordinario nei panni del russo, è perfettamente compatibile con Sergio (Tomás Cao) e con l'altro protagonista del triangolo, l'americano Peter (Ron Perlman). Interpreti e regista danno vita a un film che non è né pessimista né disfattista nell'analizzare fatti storici, ma ha la virtù di trovare un punto d'incontro tra la leggerezza e la profondità. (Tirzia Bonifazi, www.mymovies.it)

Una storia che prende spunto dalle vicende personali del regista agli inizi degli anni ’90 per raccontare un periodo di importanti cambiamenti. Anche Ernesto Daranas era in difficoltà economiche a causa del collasso cubano e per poter mantenere la sua famiglia, oltre al suo lavoro di sceneggiatore, dovette mettere in piedi in casa una distilleria clandestina come farà anche Sergio nel film. Il personaggio di Sergei, invece, è ispirato a quello del vero  astronauta sovietico Sergej Krikalëv che trascorse 10 mesi in orbita e, solo dopo diversi anni dal suo ritorno sulla Terra, scoprì le reali motivazioni della sua prolungata permanenza nello spazio. Il regista immagina l’incontro magico tra questi due personaggi che riescono nel loro piccolo a fare la differenza. Due uomini, quindi, così distanti e diversi ma mai così vicini: entrambi traditi nei loro valori, entrambi manipolati dalla Storia. Ma questo dramma viene trattato da Daranas con i toni dell’umorismo e della leggerezza: (…) i due, attraverso la fantasia e la gioia di vivere, riescono ad affrontare la fame, lo spazio infinito e l’angoscia di quei tempi di incertezza. Sergio guarda sognante il cielo insieme alla figlioletta, Sergei guarda con nostalgia la Terra attraverso il suo oblò e ogni notte sogna di poterla raggiungere. Il realismo magico del film alleggerisce quindi delle tematiche drammatiche. (…) Il risultato non è un’angosciante narrazione di un periodo buio ma un sognante e nostalgico omaggio a degli anni comunque sereni a detta del regista. (Caterina Sabato, www.cinematographe.it)