mercoledì 25 ottobre 2017 - ore 21 - (v. o. sott. in italiano)

SULLY

Regia: Clint Eastwood - Sceneggiatura: Todd Komarnicki - Fotografia: Tom Stern - Montaggio: Blu Murray - Interpreti: Tom Hanks, Laura Linney, Anna Gunn, Aaron Eckhart, Sam Huntington, Autumn Reeser, Jerry Ferrara, Holt McCallany, Lynn Marocola, Chris Bauer - Usa 2016, 96', Warner Bros.

Nel 2009 un volo di linea, appena partito dall'aeroporto La Guardia di New York, fu colpito da uno stormo di uccelli che mandò i motori in avaria. Il capitano Chesley "Sully" Sullenberger, pilota con quarant'anni d'esperienza, riuscì ad atterrare sul fiume Hudson, salvando tutte le persone che aveva a bordo. Salutato come un eroe venne però messo sotto inchiesta, insieme al suo primo ufficiale, per verificare se non si fosse trattato di un rischio azzardato visto che, secondo la commissione, avrebbe potuto atterrare in un altro aeroporto di zona.

Eastwood ha preso una storia buona per un action edificante e retorico e ha realizzato uno dei suoi migliori film, una parabola di straordinaria attualità sul fare con scrupolo assoluto il proprio lavoro, quale esso sia. A Sully riesce il miracolo del risveglio dall'incubo della New York post 11 settembre, cancellando la paura che viene dall'alto attraverso un ristabilimento della quiete nel cielo sopra Manhattan. Lo fa rivendicando il fattore umano, ma senza luddismo passatista, utilizzando anzi la tecnologia per dimostrare la facilità dell'uomo di abusarne. In un mondo in cui vince chi urla e impone la propria immagine, a prescindere dalla competenza, Sully suggerisce all'America di ripartire dalle piccole cose, dall'etica del lavoro di un uomo comune che si riconosce solo all'interno di un lavoro di squadra. (Mauro Donzelli, www.comingsoon.it)

Sully è un eroe riluttante, che ritiene il dovere non meritevole di pubblico clamore. Il suo esempio affascina lo stesso regista, così sembra quasi che questo pilota sotto le righe abbia guidato Eastwood verso una regia non retorica, spontanea, dal messaggio commovente. (?) Eastwood ci regala un film sincero, condito da un'ironia pungente e amarognola, mentre ritrova il tatto dei tempi migliori. Senza dimenticare un incubo ricorrente, sempre negli occhi di Sully e ancora nei nostri: aerei che volano troppo bassi tra i palazzi di New York. (Giuseppe Grossi, www.movieplayer.it)

Per affrontare un evento così delicato senza risultare retorici e carichi di enfasi verso un atto d'eroismo americano bisogna essere davvero grandi e Clint Eastwood dimostra ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, di essere un gigante. (?) Dalle famose due espressioni che gli riconosceva Sergio Leone, con cappello e senza cappello, fino alla firma di capolavori assoluti dietro la macchina da presa, ha attraversato intere generazioni divenendone un'icona immortale.(?) Eastwood nasconde tutta la potenza di Sully dietro gli occhi cristallini di Tom Hanks (che dai tempi di Philadelphia non si vedeva in un' interpretazione tanto maestosa), scava mestamente alla ricerca di espressioni fin sotto i suoi baffi, snellisce il suo personaggio di qualsiasi orpello recitativo che non sia un tratto autentico della persona, si addentra nei silenzi di ogni telefonata e di ogni sguardo e combatte senza fronzoli una battaglia etica personale oltre che morale per il paese. Sully è un film solido e compatto, che trova nel fattore umano del suo regista quella marcia in più per diventare grande cinema americano. (Mattia Bianchini, www.everyeye.it)