lunedì 4 e mercoledì 6 dicembre 2017 - ore 21

TANGERINES-MANDARINI

(Mandariinid) Regia e sceneggiatura: Zaza Urushadze -Fotografia: Rein Kotov - Musica: Niaz Diasamidze - Interpreti: Lembit Ulfsak, Misha Meskhi, Giorgi Nakashidze, Elmo Nuganen, Raivo Trass - Estonia/Georgia 2013, 87', P.F.A. Films.

1991, conflitto tra Georgiani e separatisti Abcasi. In una piccola enclave dove tutti sono fuggiti, gli estoni Ivo e Margus hanno scelto di rimanere. Quando la guerra arriva fuori dalla loro porta, due miliziani appartenenti ad opposti schieramenti restano a terra feriti. Ivo li porta in casa e, si prende cura di loro. I due nemici sembrano in disaccordo su tutto, ma col passare dei giorni allentano i contrasti. Sino a quando l'arrivo di un contingente russo farà precipitare la situazione?

«Spesso la ragione alla base di un conflitto è del tutto arbitraria e artificiale. Questo film è il mio tentativo di dimostrare quanto anche i più acerrimi nemici possano superare questa ostilità innaturale e fermare un massacro istituzionalizzato. Si tratta di una questione di fiducia nella bontà umana che alla fine può e deve prevale, se le persone sono in grado di perdonare, aiutarsi e proteggersi l'un l'altro. Anche a costo della propria vita.» (Zaza Urushadze)

Realizzare un film antimilitarista è operazione più delicata di quanto sembri: sempre a rischio di moralismo, magari in buona fede, il genere cede spesso alle tentazioni dello schematismo e della "purezza" facile. Non è il caso di Tangerines-Mandarini, (?) Zaza Urushadze sa come evitarlo. Intanto costruisce tutto il dispositivo sul personaggio di Ivo, uomo venerabile, saggio e melanconico cui affida una doppia consapevolezza: che la violenza è assurda e tuttavia, in circostanze date, inevitabile. Poco a poco, con gesti sobri e senza predicare, il vecchio insinua nei due nemici per la pelle il dubbio che l'altro possa essere accettato e rispettato, come qualcuno di - inaspettatamente - simile a sé. Però Urushadze fa di più, imponendo alla trama un paio di virate narrative di grande efficacia. In una prima sequenza il georgiano Nika è costretto a spacciarsi per ceceno, se vuole salvarsi la vita. In una successiva è il ceceno Ahmed a essere scambiato per georgiano da un ufficiale imbecille che milita nel suo stesso fronte; e i due nemici giurati devono allearsi contro la cecità di costui. L'episodio è liberatorio; e tuttavia, insieme, ribadisce l'eterno ritorno della violenza. (?) E l'ironia affiora anche in un piccolo episodio gustoso. Per far scomparire uno dei veicoli militari, i vecchi lo fanno precipitare in una scarpata, aspettandosi che prenda fuoco "come al cinema". Il che non avviene affatto. E allora Ivo, nella sua calma di vecchio saggio, commenta: "Il cinema è una grande truffa". (Roberto nepoti, La Repubblica)

Ahmed è georgiano e musulmano, Nika è abcaso e cristiano, e cercano, come legittimato quasi nel dna, lo scontro continuo, con propositi di rivalsa e di vendetta, nonostante cerchino di onorare l'ospitalità di Ivo, a tutti gli effetti loro salvatore. Una convivenza difficile che riserverà ben più di una sorpresa... Come più di una sorpresa riserva il film stesso di Zaza Urushadze, nomination all'Oscar come miglior pellicola straniera all'87esima edizione degli Academy. Tangerines è fondamentalmente un dramma, ma ha in sé molti germi di commedia e di thriller. (?) Urushadze dirige con perizia quattro personaggi ben definiti anche solo a partire da uno sguardo, per un'opera che merita sicuramente una visione dolceamara. (Marco Lucio Papaleo, cinema.everyeye.it)