mercoledì 27 giovedì 28 aprile 2022 - ore 21

THE HUMAN VOICE

Regia e sceneggiatura: Pedro Almodóvar (dall’omonima commedia di Jean Cocteau) - Fotografia: José Luis Alcaine - Montaggio: Teresa Font - Interpreti: Tilda Swinton - USA/Spagna 2020, 30’, Warner Bros.

Tilda è una donna sull’orlo di una crisi di nervi, in attesa l’ex amante passi da lei a ritirare le sue valigie. L’amore è finito. Esce di casa per comprare un’ascia e una tanica di benzina: si prepara a distruggere le cose del suo uomo, aspettando la chiamata che metterà fine al rapporto. Con lei c’è un cane, anche lui abbandonato. Quando il telefono squilla, lei, risvegliatasi da un sonno causato da pillole ingerite, inizia un monologo disperato che la porta dall’ansia alla supplica, dalla rabbia alla rivalsa e infine al fuoco purificatore che distrugge il set in cui il film è stato girato...

Un cortometraggio che omaggia - ancora una volta - la figura femminile nei suoi pregi e nei suoi difetti, portandoci indietro ai vecchi sapori di pellicole come Donne sull’orlo di una crisi di nervi, ma con una musa diversa dal solito. Tratto dall’opera teatrale di Jean Cocteau, la recensione di The Human Voice parte, infatti, proprio dalla voce protagonista di questo assolo di disperazione, distruzione e rinascita, ovvero quella di Tilda Swinton. (…) Dopo il doloroso, intimo e personale Dolor y Gloria, Almodóvar ritorna sul grande schermo, sebbene in un formato di durata ridotto, con protagonista una donna fragile, distrutta, appunto sull’orlo di una crisi di nervi. (…) Un monologo straordinario, perfettamente rappresentato, interessante nell’uso del teatro di posa, nel modo di svelare allo spettatore l’artificio della camera da presa, ma anche nella direzione e rappresentazione della sua protagonista. Ossessivo, morboso, violento e al tempo stesso soddisfacente nel finale, nel sorrisetto compiaciuto di una donna che ha finalmente trovato se stessa. Libera e indipendente da qualsiasi catena. (Gabriella Giliberti, leganerd.com)

La separazione, la fine di una relazione, è sempre un momento davvero difficile, soprattutto per chi lo subisce, costretto ad affrontare il senso di impotenza, di perdita, che arriva sempre connesso a sensi di colpa, al sentirsi persi, traditi. Questo corto (…) è sicuramente un interessante esperimento, un gioco di sensibilità che cerca di valorizzare in ogni modo l’omonima pièce teatrale del grande Jean Cocteau. Non è completamente teatro ciò a cui assistiamo, ma non è neppure completamente cinema, ed è (sì, può sembrare assurdo) pure un incrocio tra i due davvero difficile da collocare in termini di percentuali o predominanza. (…) Un’intelligente e sensibile rappresentazione della morte e della rinascita che per l’anima rappresenta un addio. Le differenti fasi del distacco sentimentale sono tutte perfettamente rese dalla sceneggiatura di The Human Voice: la disperazione, l’angoscia, il dolore quasi fisico di una perdita. Poi la rabbia, la non accettazione, a cui segue il tentativo di recupero, il condividere ricordi, immagini, suoni, momenti con quell’amato che la regia non ci mostra mai, che vive solo delle reazioni della protagonista. Una protagonista che finge, dissimula, recita, poi confessa, implora, pretende… fino alla conclusione, al fuoco purificatore che non può cancellare il passato ma può permettere di far tabula rasa e poi di far rinascere qualcos’altro. Assieme a lei un cane, il cane di “lui”, diventato poi cane di “lei”, anch’egli abbandonato e pieno di dolore, ma infine pronto a ricominciare al fianco di quella strana, imprevedibile creatura che la sorte gli ha posto affianco. (Giulio Zappello, www.cinematographe.it)