mercoledì 14 e giovedì 15 febbraio 2018 - ore 21

UN PADRE, UNA FIGLIA

(Bacalaureat) Regia e sceneggiatura: Cristian Mungiu - Fotografia: Tudor Vladimir Panduru - Montaggio: Mircea Olteanu - Interpreti: Adrian Titieni, Maria-Victoria Dragus, Lia Bugnar, Malina Malovici, Vlad Ivanov, Gelu Colceag, Adrian Vanciga, Gheorghe Ifrim, Ioachim Ciobanu, Valeriu Andriuta, Claudia Susanu Emanuel Parvu - Romania/Francia/Belgio 2016, 128', Palma d'oro a Cannes 2016 (ex aequo con Olivier Assayas), Bim.

Romania. Romeo è un medico disilluso da un matrimonio che è un fallimento e da un Paese ridotto a brandelli. Tutte le sue speranze sono riposte nella figlia Eliza, diciottenne, che a breve prenderà il diploma e che andrà a continuare gli studi in Inghilterra. Il giorno prima dell'esame, però, la ragazza viene aggredita sessualmente e Romeo dovrà decidere se mettere in discussione i principi in cui crede ricorrendo ad una raccomandazione?

Sei un medico sui cinquant'anni, hai un'ottima reputazione, impeccabile per la tua onestà e capacità di empatizzare con la gente, ti conoscono tutti nella cittadina della Transilvania in cui sei cresciuto e vissuto. Tua figlia sta per diplomarsi, ha una media molto alta e la domanda per continuare gli studi in Inghilterra è gia stata accettata dall'Università. A pochi giorni dagli esami conclusivi tua figlia viene aggredita, entra in uno stato di paura e depressione e non riesce a concentrarsi per la sua prova scolastica più importante. Tu vuoi che lei vada a studiare all'estero, che si costruisca un futuro altrove, anche se lei preferirebbe restare a casa con il fidanzato e gli amici, e la nonna suggerisce di restare "perché se i migliori emigrano tutti chi cambierà questo Paese?". Non importa, è tua figlia, è bene che vada studiare all'estero per tornare, forse, a cambiare le cose in Transilvania. Con queste premesse Romeo, il protagonista di Bacalaureat decide di utilizzare per la prima volta nella vita il suo potere, per chiedere al preside della scuola di avere un occhio di riguardo nei confronti della figlia. Cristian Mungiu, già Palma d'Oro a Cannes nel 2007 con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni nel suo quinto film riflette sul tema della corruzione in Romania, ormai presente in ogni azione umana e istituzionale (solo in Romania?) e si chiede se è diverso utilizzarla a fin di bene. Il fine giustifica sempre i mezzi? La risposta nel film non c'è, ogni spettatore è chiamato a trovarsela da sè. (Barbara Sorrentini, www.radiopopolare.it)

Il protagonista ha provato, a suo tempo, a cambiare le cose, tornando nel proprio paese per darsi e dargli una prospettiva di rinnovamento, anzitutto morale. Non ha funzionato. Tutto quello che ha potuto fare è restare onesto nel suo piccolo, mentre attorno a lui la norma era un'altra. (?) Ora si tratta di sua figlia, di impedire che debba sottostare allo stesso compromesso, ovvero restare in un luogo in cui le relazioni tra le persone sono ancora spesso fatte di reciproci segreti, di silenzi da far crescere e redistribuire: una rete che imprigiona e "compromette" la vera vita. Ma fino a che punto si ha diritto di scegliere per i propri figli? (Marianna Cappi, www.mymovies.it)

Mungiu ci infila in una trappola angosciante, bracca il protagonista, racconta la difficoltà di una generazione che aveva creduto nell'arrivo della democrazia e oggi è paralizzata dai compromessi e dalle piccole viltà. In questa visione desolata e potente, lo stile spoglio è arricchito e reso ancor più opprimente dall'uso dello schermo panoramico. (Emiliano Morreale, La Repubblica)