giovedì 28 maggio 2020 - ore 21

UNA NOTTE DI 12 ANNI

(La noche de 12 años) Regia e sceneggiatura: Álvaro Brechner - Fotografia: Carlos Catalán - Montaggio: Irene Blecua - Interpreti: Antonio de la Torre, Chino Darín, Alfonso Tort, Soledad Villamil, Sílvia Pérez Cruz, César Troncoso, Nidia Telles, Mirella Pascual, César Bordón, Luis Mottola - Francia/Argentina/Spagna 2018, 123’, Bim.

Settembre 1973. L’Uruguay è sotto il controllo della dittatura militare di Bordaberry. Il movimento di guerriglia dei Tupamaros è stato schiacciato e smantellato da un anno. Una notte di autunno, tre prigionieri vengono portati via dalle loro celle nell’ambito di un’operazione militare segreta. I tre uomini resteranno in isolamento per 12 anni: una forma di tortura mirata ad abbattere le loro capacità di resistenza psicologica. Col ritorno della democrazia, Pepe Mujica è diventato Presidente dell’Uruguay (dal 2010 al 2015), Eleuterio Fernandez Huidobro è attualmente ministro degli interni, mentre Mauricio Rosencof è diventato giornalista e scrittore.

Una notte di 12 anni racconta uno degli episodi più misconosciuti e sconvolgenti della storia delle dittature sudamericane, conducendoci in un inferno di celle fredde e fatiscenti, in cui si susseguono le giornate di tre prigionieri sottoposti a una serie di disumani esperimenti. In balia del nulla, privati di cibo, immagini e parole, i protagonisti hanno solo gli ideali politici e il ricordo degli affetti a sostenerli in questa discesa nell’oscurità, in cui la violazione di ogni principio umano non abbatte, però, la loro forza e determinazione. È la speranza nella libertà e nella vita che li aiuta, infatti, a sopportare ogni tipo di angheria e sopraffazione, fino al momento in cui la restituita democrazia al Paese non darà finalmente il via alla loro rinascita. (…) Una notte di 12 anni racconta senza sconti, ma non privo di momenti ironici, l’orrore della prigionia, scandagliando al contempo l’animo dei bravissimi protagonisti Chino Darín, Alfonso Tort e Antonio de la Torre. (…) Un cinema di denuncia a qualsiasi sistema di oppressione, abile nel mescolare luce e oscurità, rumore e silenzio, realismo ed espressionismo. Un’opera potente e necessaria, che appassiona, brucia, fa riflettere. (Alberto Leali, www.zerkalospettacolo.com)

Una buia notte lunga dodici anni. Notte passata in carceri disumane, avamposti freddi e inospitali trasformati in prigioni, celle puzzolenti. (…) L’obiettivo non è però uccidere i resistenti, fatto che potrebbe scatenare rivolte, quanto piuttosto farli diventare pazzi. Le giornate dei prigionieri sono segnate dal vuoto, dalla totale assenza di riferimenti. Nessuna notizia arriva loro. Non possono parlarsi, incontrarsi, scrivere. Tre uomini in balia del nulla, sostenuti esclusivamente dagli ideali politici e da una profonda umanità che anche nelle peggiori condizioni fa loro provare empatia persino per i carcerieri. Un tragitto nell’oscurità guidato da un’unica luce, la fiducia incondizionata verso gli uomini. La noche de 12 años, spiega lo stesso Alvaro Brechner, racconta senza sconti l’incredibile calvario di privazioni subite da Mujica e i suoi sodali partendo dalla domanda di ciò che resta di un essere umano a cui è stato tolto tutto. A rendere attuale l’operazione, pur tratta da una storia vera, è proprio l’assunto universale adattabile a ogni uomo che cada preda di un regime totalitario o di uno stato che non vigila. (…) Al pari di Sulla mia pelle, anche La noche de 12 años è un’opera necessaria che solleva questioni sulle quali non si deve mai smettere di riflettere. È bello pensare che il cinema civile, a qualsiasi latitudine, abbia ancora un senso. (Greta Leo, www.cinematografo.it)