Un centinaio di persone, in gran parte operaie, varcavano il cancello della loro fabbrica al termine di una dura giornata di lavoro. Uscivano dal 25 di rue St. Victor a Montplaisir, una zona oggi compresa nell'ottavo arrondissement della città di Lione, ed era il diciannove marzo del milleottocentonovantacinque. A filmarle era la cinepresa dei loro padroni.
Era il primo film della storia del cinema e i loro autori, i fratelli Auguste e Louis Lumière, pensarono che quell'arte non avrebbe avuto un futuro. Sbagliarono di poco l'oggetto, infatti, esattamente centoventi anni dopo quelle profetiche parole, non è il cinema ma la pellicola a terminare la sua corsa. La pellicola, un oggetto in celluloide, pensato come supporto per i fotosensibili alogenuri di argento e arricchito dei fori di trascinamento proprio dai Lumière, ci abbandona lasciandoci un po' di tristezza e ci consegna ai pixel.

Centoventi anni da La sortie des usines Lumière e quarantadue dalla prima proiezione in pellicola sullo schermo di Suburbana, inizia la nuova stagione del Centro Cinematografico Culturale L'Incontro, la prima (quasi) interamente in digitale ma, come sempre, ricca di grandi film.
Si parte con The Gran Budapest Hotel, l'umoristico omaggio di Wes Anderson all'opera dello scrittore pacifista austriaco Stefan Zweig i cui libri, nel '33, finirono sui roghi nazisti. Seguono i due Gigolò per caso e Vado a Scuola del documentarista Pascal Plisson, coi dieci meravigliosi bambini e bambine che dai quattro angoli del Sud del mondo, ricordano a noi pigri occidentali che l'istruzione è il futuro.

SUBURBANA riparte con altri dieci mesi di incontri settimanali col cinema di qualità, con cinquanta film da gustare sul grande schermo, immersi nella sala e nelle storie che i registi hanno pensato di raccontare. Cinema in tanti, cinema al cinema, cinema arte, lontani dal divano di casa o, peggio, dal pc o dai quattro pollici di uno smartphone.