Il 27 aprile del 2017, mentre sullo schermo Ian McKellen nei panni del mitico investigatore Sherlock Holmes proverà a far luce sui perché del suo ultimo mistero irrisolto, sulla torta di SUBURBANA si accenderanno ben 44 candeline. Poco più di sedicimila giorni prima, nell’ormai lontano millenovecentosettantatre, dallo stesso schermo ci parlava un Gian Maria Volontè in tuta da operaio, anche lui in crisi, anche lui alla ricerca di un perché. È questo il cinema. Personaggi di finzione che si aggirano sullo schermo, con cui noi spettatori seduti in sala dialoghiamo, come quando si legge un libro, per scoprire qualcosa di più sui misteri che ci portiamo dentro. E allora avanti con una nuova stagione e cinquanta nuovi film.

Suburbana, il Centro Cinematografico Culturale L'incontro, apre la sua 43esima stagione. Cinquanta film, da settembre a giugno, dal giovane favoloso Leopardi all'imitation game di Alan Turing. Una mélange che, come nella tradizione dell'associazione, ci porterà a vedere e rivedere le migliori opere uscite nelle sale, accompagnate da alcune chicche sconosciute prive di distribuzione. Grandi film come Mia madre, Selma, Jimmy's Hall, Due giorni una notte, La famiglia Bélier, Samba, Pride, Diplomacy, Wakolda. Accanto a questi opere di registi meno conosciuti, ma non per questo meno interessanti come il ciclo di film girati a Torino (Io rom romantica, Pulce non cè, Patria) o pellicole che affrontano da diverse angolazioni il tema dell'emancipazione femminile (Difret, Vergine giurata, Viviane). Commedie intelligenti (Pride, In ordine di sparizione, Song 'e Napule), film d'azione (La spia, French Connection), pellicole passate al festival terzomondista di Milano o al Bergamo Film Festival (Good Vibration, 7 Cajas, Water, Por aqui todo bien, In Bloom). Impossibile citarli tutti: dieci mesi di cinema su grande schermo, quando, sempre di più, oggi, c'è chi guarda i film sul rettangolo di un televisore o su quello di un portatile, comunque microscopici per quanto grandi siano. Eppure un film è un'opera d'arte, pensata, girata, montata, sequenza dopo sequenza, per essere vista a grandi dimensioni, lasciandosi avvolgere in quello scorrere organizzato di immagini, di suoni e parole.

Magari ogni mercoledì e giovedì a Suburbana.