Quel lontano venerdý ventisette aprile del millenovecentosettantatre, Lodovico Massa, detto Lul¨, operaio con un paio di famiglie da mantenere e all'attivo due intossicazioni da vernice beccate in quindici anni di lavoro in fabbrica, urlava tutta la sua rabbia ai primi quattrocento soci del nostro cineclub.
Lo schermo di SUBURBANA era un grande rettangolo verniciato a calce dal quale Gian Maria VolontÚ ci raccontava di aver sognato un muro oltre il quale c'era il paradiso della classe operaia. Il proiettore 35mm, allora posizionato al primo piano del Circolo Aurora, proiettava il suo primo film.
Da quel giorno altre duemila pellicole ci hanno avvolti nei loro racconti segnando su quello schermo lo scorrere del tempo

SUBURBANA, il Centro Cinematografico Culturale L'incontro, apre la sua 43esima stagione. Cinquanta film, da settembre a giugno, dal giovane favoloso Leopardi all'imitation game di Alan Turing. Una mÚlange che, come nella tradizione dell'associazione, ci porterÓ a vedere e rivedere le migliori opere uscite nelle sale, accompagnate da alcune chicche sconosciute prive di distribuzione. Grandi film accanto a questi opere di registi meno conosciuti, ma non per questo meno interessanti come il ciclo di film girati a Torino, o pellicole che affrontano da diverse angolazioni il tema dell'emancipazione. Commedie intelligenti, film d'azione, pellicole passate al festival terzomondista di Milano o al Bergamo Film Festival.

Impossibile citarli tutti: dieci mesi di cinema su grande schermo, quando, sempre di pi¨, oggi, c'Ŕ chi guarda i film sul rettangolo di un televisore o su quello di un portatile, comunque microscopici per quanto grandi siano. Eppure un film Ŕ un'opera d'arte, pensata, girata, montata, sequenza dopo sequenza, per essere vista a grandi dimensioni, lasciandosi avvolgere in quello scorrere organizzato di immagini, di suoni e parole. Magari ogni mercoledý e giovedý a SUBURBANA.