mercoledì 13 e giovedì 14 marzo 2019 - ore 21

COSA DIRÀ LA GENTE

(Hva vil folk si) Regia e sceneggiatura: Iram Haq - Fotografia: Nadim Carlsen - Montaggio: Jesper Bækda, Janus Billeskov Jansen, Anne Østerud - Interpreti: Maria Mozhdah, Adil Hussain, Ekavali Khanna, Rohit Saraf, Ali Arfan, Sheeba Chaddha, Lalit Parimoo, Nokokure Dahl, Maria Bock - Norvegia/Germania/Svezia 2017, 106', Lucky Red.

Oslo. Nisha ha sedici anni e una doppia vita: in famiglia è una perfetta figlia di pachistani, fuori casa è una normale ragazza norvegese. Quando però il padre la sorprende in casa di notte in compagnia del suo ragazzo i genitori e il fratello si organizzano per portarla, contro la sua volontà, in Pakistan affidandola a una zia. Nisha è costretta ad adattarsi alla cultura del Paese da cui provengono suo padre e sua madre.

Un film delicato, ben scritto e importante. (?) Ispirato all'esperienza personale della regista norvegese-iraniana, (?) il film segue scena dopo scena la lotta tenace di Nisha per non soccombere alle convenzioni. Se per Iram Haq, il cinema è stato la sua liberazione, Nisha lo fa lottando senza tregua. Umiliata, mortificata dalla famiglia, sottratta all'affetto dal padre e dalla madre, con la sua passione e la sua forza Nisha trova la sua strada senza smarrirsi. Nella sua storia si mescolano inestricabilmente i temi del divario profondo tra la cultura occidentale e quella musulmana, ma anche quello altrettanto insopportabile del peso del conformismo sociale sulle persone, delle convenzioni culturali e morali con cui "la gente", ma anche culture fondamentaliste, controllano la vita individuale. Per la storia del film, ma anche per tutte noi, è importante che ad alzare la testa sia una ragazza, perché è sulle donne che storicamente hanno più pesato e pesano ancora pregiudizi, regole e forme di mortificazione. Nisha non è un'adolescente angelica e non è una vinta. Anzi è così determinata e forte che, nel finale spiazzante, trasformerà quella storia di repressione e sottomissione in una storia in cui prevale l'amore sulle convenzioni, la vita sulle regole che vogliono imprigionarla, lo svelamento al posto della cecità. Anche nei genitori. Segno che forse qualcosa può finalmente cambiare. (Anna Bandettini, www.repubblica.it)

Ci sono due modi per avvicinarsi a questo film. Uno è sbagliato e l'altro è corretto. Quello sbagliato potrebbe leggerlo come l'ennesimo attacco contro chi ha una cultura diversa finalizzato a sottolinearne solo i tratti più che negativi. Quello corretto trae origine dal sapere che la regista è nata nel 1976 e all'età di 14 anni è stata rapita dai suoi familiari e lasciata in Pakistan per un anno mezzo solo perché aveva soprattutto amici norvegesi e non voleva piegarsi all'idea di non potersi comportare come loro. È quindi uno sguardo dall'interno quello che Iram Haq ci offre. (?) Ciò che la famiglia pretende da lei non è legato a motivazioni di fede ma, e forse è ancora peggio, a ciò che il titolo del film esplicita: quello che dirà la gente. È il conformismo sociale a dettare l'agenda dei comportamenti nella comunità di immigrati pakistani ed è ad esso che il padre sente il dovere di aderire rischiando di giungere anche a situazioni estreme. La regista precisa che non tutto quello che accade a Nisha è successo anche a lei ma la cronaca ogni tanto ci ricorda che episodi simili accadono e non hanno quasi mai un lieto fine. Il fatto che sia finalmente una donna che li trasforma in cinema ci dice anche che qualcosa sta finalmente cambiando. Ci vorrà tempo ma per tutte le Nisha, nonostante ciò che ci racconta la cronaca, c'è una speranza. (Giancarlo Zappoli, www.mymovies.it)