mercoledì 15 e giovedì 16 maggio 2019 - ore 21

DUE SOTTO IL BURQA

(Cherchez la Femme!) Regia e sceneggiatura: Sou Abadi - Fotografia: Yves Angelo - Montaggio: Virginie Bruant - Interpreti: Félix Moati, Camélia Jordana, William Lebghil, Anne Alvaro, Carl Malapa, Laurent Delbecque, Oscar Coop, Oussama Kheddam, Walid Ben Mabrouk, Predrag 'Miki' Manojlovic - Francia 2017, 88', I Wonder Pictures.

Armand e Leila frequentano l'Istituto di studi politici di Parigi e sono una giovane coppia. I due hanno in programma di andare a New York per uno stage di laurea presso le Nazioni Unite, ma Mahmoud, il fratello maggiore di Leila tornato da un lungo soggiorno in Yemen che lo ha trasformato radicalmente, si oppone alla loro relazione e decide di separarli a ogni costo. Per rivedere Leila, Armand non ha altra scelta: dovrà nascondersi dietro un burqa! Così, un giorno, una certa Schéhérazade dal volto coperto dal velo suona alla porta di Leila, senza lasciare indifferente Mahmoud...

È una commedia degli equivoci e dei travestimenti, nella migliore tradizione del teatro antico o della commedia brillante americana (non si può non pensare a A qualcuno piace caldo o a Mrs. Doubtfire), aggiornata però ai tempi dell'immigrazione e della chiusura delle frontiere, di Charlie Hebdo e della fobia del terrorismo. Il modo in cui la pellicola affronta il tema dell'Islam e del fondamentalismo è sempre adeguato, mai eccessivo, trasmesso attraverso dialoghi brillanti e intelligenti che rendono il film scattante e ritmato. La vera chiave del successo di Due sotto il burqa è che si nota che la regista ha molto a cuore i personaggi e le loro vicende, e ce lo fa capire continuamente grazie ai dialoghi, al modo in cui interagiscono tra di loro, a una regia pulita che si mette sempre al loro servizio. Si finisce quindi per affezionarsi un po' a tutti (anche grazie a un'ottima squadra di attori): da Armand e Leila, i due giovani innamorati ostacolati nel loro sentimento ma allo stesso tempo così tenaci, fino a Mahmoud, il fratello dispotico di lei, che alla fine si rivela solo essere un'anima fragile alla ricerca di qualcosa che dia una direzione alla sua vita. Ma sono grandiosi anche i personaggi secondari o di contorno: il fratellino minore di Leila, in cerca di una chiara posizione all'interno della sua cultura; i genitori di Armand, rappresentazione divertita di un certo ceto benpensante che spesso fa più danni di quanti cerchi di risolverne; fino agli amici musulmani di Mahmoud, divertenti in ogni scena in cui compaiono. (Nicolò Piccioni, www.ecodelcinema.com)

La regista, iraniana di origine, trasferitasi in Francia all'età di quindici anni, ha diretto una storia divertente volta a smantellare tutte le credenze estremiste. Sou Abadi ha debuttato nel 2002 con il documentario SOS a Teheran. (?) Alcune disavventure che capitano ad Armand prendono spunto dalle esperienze personali della regista tornata a Teheran nel 2002. "Per il mio documentario sono tornata a Teheran e ho dovuto indossare il chador per andare a chiedere i permessi nei vari ministeri. Mi sono fatta male al viso più di una volta inciampandomi nel vestito e mi sono rovesciata tè bollente addosso cercando di bere con il chador". (?) È una commedia che nel suo piccolo arriva a tutti, comunicando rapidamente quello che va detto su famiglia, amore e religione, sulla responsabilità degli adulti, sulla follia dei convertiti, sui diritti delle donne, sull'oscurantismo religioso che prima di tutto ha sconvolto la vita del Medio Oriente. (Ilaria Falcone, www.nonsolocinema.com)