mercoledì 27 febbraio 2019 - ore 21

"Jean-Luc, la 'nouvelle vague'"

FINO ALL'ULTIMO RESPIRO

(A bout de souffle) Regia e sceneggiatura: Jean-Luc Godard - Fotografia: Raoul Coutard - Montaggio: Lila Herman, Cécile Decugis - Interpreti: Jean-Paul Belmondo, Jean Seberg, Daniel Boulanger, Jean-Pierre Melville, Henri-Jacques Huet, Van Doude, Claude Mansard, Jean-Luc Godard - Francia 1960, 89', Cineteca Nazionale.

Michel ruba un'automobile e fugge. Inseguito da due agenti, ne uccide uno e poi giunge a Parigi. Qui cerca Patrizia, la giovane americana di cui è innamorato. La ragazza però non ricambia il suo sentimento. La polizia intanto indaga. Nel corso delle ricerche viene interrogata Patrizia, la quale afferma di non saper nulla. I due si nascondono in casa di amici. Il giorno seguente, però, essendosi resa conto che non ama Michel la ragazza non esita a denunciarlo.

Prima regia di Jean-Luc Godard, sceneggiato da Francois Truffaut e supervisionato da Claude Chabrol, "Fino all'ultimo respiro" (?) costituisce il vero e proprio inizio di quella corrente cinematografica che vide come protagonisti i maggiori esponenti dei Cahiers du cinema, chiamata Nouvelle vague. Corrente contraddistinta da una serie di caratteristiche molto particolari: sceneggiature quasi inesistenti e il più delle volte costruite giorno per giorno, recitazione improvvisata e nata dall'ispirazione momentanea degli attori che avevano quasi carta bianca nella gestione dei proprio personaggi, regia molto particolare aiutata anche da un montaggio caratteristico. Tutto questo è "Fino all'ultimo respiro", (?) una sorta di poliziesco che ricalca i film di serie B americani appartenenti al genere e che prosegue sul filo delle citazioni (prima su tutte il grande omaggio ad Humphrey Bogart, del quale il giovane protagonista imita le smorfie e i movimenti, per essere un vero duro come è sempre stato il grande attore sullo schermo) e delle auto-citazioni (la ragazza fa la giornalista proprio come all'epoca Godard e ad un certo punto legge al suo amico un pezzo di un articolo dei Cahiers du cinema). (A. Cavisi, www.filmscoop.it)

Godard (?) proveniva da un periodo buio, (un tentato suicidio alle spalle per futili motivi) personalità complessa, viveva a Parigi quasi come un barbone, con soldi prestati qua e là, ma spinto dall'entusiasmo del successo del suo amico Truffaut e dal desiderio irrefrenabile di cambiare il cinema, riuscì a convincere un produttore per finanziare il suo primo film, al limite della bancarotta quest'ultimo accettò e rischiò il tutto per tutto, puntando sul giovane erudito, introverso e sconosciuto cineasta (un nerd dei nostri tempi), ma pur sempre fenomenale. Fu realizzato con mezzi di fortuna, con un bilancio irrisorio, tutto il materiale venne noleggiato; la durata delle riprese durò pochissimo per quei tempi (30 giorni), ma Godard presenziò soltanto otto mezze giornate, facendo infuriare il cast e soprattutto il produttore, (una mattina lo trovò in un bistrò che sorseggiava tranquillamente un caffè con il suo solito sigaro, il produttore, esasperato lo mandò letteralmente all'ospedale, rompendogli il naso). Furono presi degli attori sconosciuti e quindi a buon mercato, ma che tentavano di emergere nel mondo del cinema, Jean Paul Belmondo in primis e Jean Seberg, la quale ebbe delle crisi di pianto durante tutta la durata delle riprese perché convinta che questo film le avrebbe rovinata definitivamente la carriera, Belmondo invece fu del tutto tranquillo perché non credeva minimamente che questa specie di film sarebbe uscito. (Isabelle Anzalone, www.nientepopcorn.it)