giovedì 1 novembre 2018 - ore 21,45

IBI

Regia: Andrea Segre - Soggetto e sceneggiatura: A. Segre e M. Calore - Fotografia: Matteo Calore - Montaggio: Chiara Russo - Interpreti: Ibitocho Sehounbiatou, Salami Taiwo Olayiwola, Mimma D'Amico, Fabio Basile, Giampaolo Mosca, Gian Luca Castaldi, Prosper Doe - Italia 2017, 64', Zalab.

Ibitocho Sehounbiatou, Ibi, è nata in Benin nel 1960, ha avuto tre figli e nel 2000, in seguito a seri problemi economici, ha scelto di affrontare un grande rischio per cercare di dare loro un futuro migliore. Li ha lasciati con sua madre e ha accettato di trasportare della droga dalla Nigeria all'Italia. Ma non ce l'ha fatta. È stata arrestata e si è fatta tre anni di carcere a Napoli. Una volta uscita, Ibi è rimasta in Italia senza poter vedere i figli e la madre per oltre 15 anni. Si è inventata un lavoro come fotografa per matrimoni, battesimi, feste religiose e, per far capire agli affetti lontani la sua nuova vita, ha deciso di iniziare a filmarsi. Raccontando se stessa, la sua casa a Castel Volturno dove ha vissuto con un nuovo compagno, Salami, in un'Italia dove ha cercato di riavere dignità e speranza. Ibi è morta nel maggio 2015.

Attraverso immagini toccanti, perchè vere e dalla spontaneità disarmante, immagini che potremmo chiamare "home movies" essendo girate per lo più negli interni della casa di Ibi e a fini "domestici", questa donna racconta sé stessa, la casa a Castel Volturno dove vive con il nuovo compagno, Salami, la passione per l'orto e l'Italia dove cerca di riconquistare la dignità di essere umano e la speranza in un mondo capace di concedere una seconda chance. Ibi ha fotografato e filmato con dedizione la sua vita in Italia per 10 anni. È così che questo film nasce (da un'idea di Matteo Calore e Andrea Segre) dalle sue immagini, dalla sua creatività, dalla sua energia. (?) Con le sue riprese e la sua forza d'animo Ibi ci racconta la lezione che lei stessa ha dovuto imparare dalla vita, ossia che "nulla è impossibile". A Castel Volturno Ibi ha aiutato e sostenuto attivamente il Movimento dei Migranti e dei Rifugiati, con entusiasmo trascinante, non solo per ottenere il suo permesso di soggiorno, ma anche perché ha creduto fermamente nella necessità di una lotta comune contro le ingiustizie che segnano le vite di molti migranti ovunque, in Italia, in Europa. Ibi ripeteva con fede e fiducia che "bisogna sempre andare avanti e camminare, camminare, camminare". Peccato che, nel suo caso, sia stata la morte a dare lo stop e a lasciare per sempre il suo nome nella lunga lista "di quelli che aspettano". (Francesco Divella, www.cinefiliaritrovata.it)

Un film documentario come rileva lo stesso Segre non su Ibi ma  "di Ibi", che lascia parlare "le sue immagini, il suo sguardo, le sue parole, la sua anima". Segre e Calore hanno trascorso giorni e giorni a guardare e studiare "le tante ore di ripresa e le tante istantanee che Ibi ha lasciato nella casa dove viveva con Salami".  Hanno guardato e studiato a lungo  "le video-lettere e migliaia di fotografie".   Si sono accorti che ciò che "emerge"  come racconta  il regista "non è solo la drammaticità e la dignità della storia di Ibi, ma anche la sua ricerca estetica ed etica."  Ibi non ce l'ha fatta a vedere  realizzati i suoi desideri: riabbracciare i suoi figli e sua madre e  a ottenere il riconoscimento della sua redenzione. Ma conclude Andrea Segre anche se Ibi non c'è più, "c'è il mondo con cui Ibi ha dovuto lottare e scontrarsi  e ha voluto vivere e incontrare. Quel mondo c'è ancora e deve avere il coraggio di fermarsi a capire ciò che Ibi ha saputo insegnare". (Alessandra R. C. Lazzeri, www.abbanews.eu)