mercoledì 10 aprile 2019 - ore 21: versione originale sottotit. in italiano

IL FILO NASCOSTO

(Phantom Thread) Regia, sceneggiatura e fotografia: Paul Thomas Anderson - Montaggio: Dylan Tichenor - Interpreti: Daniel Day-Lewis, Vicky Krieps, Lesley Manville, Sue Clark, Joan Brown, Camilla Rutherford, Gina McKee - USA 2017, 130', UIP.

Londra, anni 50. Lo stilista Reynolds Woodcock e sua sorella Cyril sono il centro della moda britannica: vestono nobiltà, star del cinema, esponenti dell'alta società. Le donne entrano e escono dalla vita di Woodcock, regalando allo scapolo ispirazione e compagnia, finché non incontra Alma, una cameriera che presto diventa un punto fisso nella sua vita, come musa e come amante. La sua vita, prima controllata e pianificata con cura e cautela, viene lentamente distrutta dall'amore.

Quasi interamente ambientato nella villa-atelier di Woodcock (?), il film è un'anomala love story incentrata sull'incontro del protagonista con la cameriera Alma (Vicky Krieps). "Scapolo impenitente", come si definisce da subito Woodcock, abituato ad una routine maniacale fatta di momenti - come la colazione - in cui ogni rumore fuori luogo potrebbe rovinargli il resto della giornata, figura centrale della moda britannica e abituato a "vestire" famiglie reali, star del cinema, ereditiere e debuttanti, condivide le giornate (e il lavoro) con sua sorella Cyril (l'austera, meravigliosa Lesley Manville), che gestisce il marchio di famiglia. L'arrivo di questa nuova donna - musa e amante - vorrebbe/dovrebbe essere gestito come in tutte le altre, precedenti situazioni. Ma ben presto, la vita di Woodcock fino a quel momento "cucita su misura", controllata e pianificata, sarà stravolta. Ed è qui che entra in gioco l'aspetto più intrigante e ambiguo del film: sì, perché ad Anderson interessa esplorare non tanto la trasformazione conseguente quel rapporto, ma piuttosto la determinazione della figura femminile nel non desistere mai, neanche di fronte alla più ovvia evidenza, nei confronti dell'oggetto del suo amore. Che riesce a fare completamente suo solamente in quei rari momenti in cui Reynolds perde il controllo di se stesso, quasi regredendo, per ritrovarsi inerme e indifeso. Qual è l'ingrediente segreto capace di tenere insieme due persone? Quale quel filo nascosto capace di legare in modo così imprevedibile ciò che invece sembra destinato a non durare per sempre? (Valerio Sammarco, www.cinematografo.it)

Tutto oppone Reynolds e Alma, a partire dalla classe sociale, ma la seduzione che esercitano l'uno sull'altra testimonia il motivo di predilezione dell'opera di Paul Thomas Anderson, la lotta tra materia e spirito. Questa lotta è messa in scena ancora una volta con precisione millimetrica dentro interni ipnotici, dove si consuma lo spettacolo affascinante di miseria e acquisto spirituale, agisce l'ideologia autodistruttiva e tossica dell'alta società londinese, la sua falsa apparenza e la nevrosi che dissimula. In un film apertamente psicologico, l'autore infila scena dopo scena verità eterne sulla dualità, l'ambiguità, l'inversione possibile dei ruoli dominante e dominato. (?) Prima delle parole per Paul Thomas Anderson ci sono gli attori. Non serve altro per identificare lo stupore dei suoi amanti e la profondità dei loro abissi quasi intollerabili nell'ultimo testa a testa. Confronto intimo che segna la débâcle fisica e psicologica di Reynolds e insinua una frattura. Constatare che l'assoluto a cui aspira risiede altrove che nel suo perfezionismo è una presa di coscienza troppo dura da sopportare. Anche per il suo interprete. (Marzia Gandolfi, www.mymovies.it)