mercoledì 29 maggio 2019 - ore 21

IL GIOVANE CARLO MARX

(Le jeune Karl Marx) Regia: Raoul Peck - Sceneggiatura: Pascal Bonitzer, Pierre Hodgson, R. Peck - Fotografia: Kolja Brandt - Montaggio: Frédérique Broos - Interpreti: August Diehl, Stefan Konarske, Vicky Krieps, Olivier Gourmet, Hannah Steele, Eric Godon, Rolf Kanies, Stephen Hogan, Niels-Bruno Schmidt, Ulrich Brandhoff, Denis Lyons - Francia/Germania/Belgio 2017, 112', Wanted.

Alla metà del Diciannovesimo secolo l'Europa è in fermento. In Inghilterra, Francia e Germania i lavoratori scendono in piazza per protestare contro le durissime condizioni nelle fabbriche, e gli intellettuali partecipano alle lotte. Uno di loro, il tedesco Karl Marx, a soli 26 anni è costretto a rifugiarsi a Parigi insieme alla moglie Jenny. Qui conosce un suo coetaneo, Friedrich Engels, che, nonostante provenga da una ricca famiglia di industriali, simpatizza con le sue idee rivoluzionarie. Il 21 febbraio 1848, viene pubblicato, a firma di Marx ed Engels il Manifesto del Partito Comunista, un documento che ha cambiato e segnato la storia mondiale.

Il giovane Karl Marx, che ha l'intelligenza di non fare un santino del suo protagonista, e di non essere un film "militante" nel senso più scontato del termine, racconta principalmente di come Marx ed Engels cambiarono radicalmente la concezione di comunismo, passando dal principio dell'uguaglianza universale a quello della differenza inconciliabile tra le nuove classi sociali nate con la rivoluzione industriale: padronato e capitale da un lato, proletariato dall'altra. (?) Nel corso di una riunione, Marx irride l'utopista Weitling e, indirettamente, il borghese Proudhon, alterandosi sensibilmente di fronte alle litanie egualitariste di quei proto-comunisti che spiegavano la necessità della rivolta ma non il perché della stessa: per lui era impensabile, infatti, parlare al popolo senza aver strutturato una dottrina costruttiva, una base teorica positiva che fornisse le fondamenta al pensiero e, quindi, all'azione. Il suo grido "L'ignoranza non ha mai aiutato nessuno" risuona attualissimo alle nostre orecchie, abituate oramai a una politica che dell'ignoranza fa bandiera, e che sembra procedere per slogan e tentativi, con un "profeta ispirato" da un lato e "idioti sprovveduti" dall'altro, senza mai impegnarsi in una costruzione teorica capace di leggere il presente al fine essere propulsiva verso il futuro. (Federico Gironi, www.comingsoon.it)

Il passaggio dall'ecumenico "Tutti gli uomini sono fratelli" (motto della Lega dei Giusti) al celeberrimo "Proletari di tutto il mondo, unitevi!", acme di un intervento pubblico di Engels, è sviluppato da Peck attraverso un crescendo mai enfatico, ma che sottolinea il rivoluzionario smottamento di un sistema di pensiero che inizia finalmente a ragionare sulle classi e non su un generico riferimento agli esseri umani, e si apre all'internazionalismo. (?) Il fotografo e giornalista Peck organizza un biopic avvincente, che prende l'abbrivio dal massacro impunito degli ultimi tra gli ultimi per la sola colpa di aver raccolto - e quindi "rubato", nell'accezione giuridica sempre dalla parte del padronato - rami secchi caduti dagli alberi e arriva fino agli albori di una rivoluzione destinata a fallire ma germe per future infinite rivoluzioni, perché come sentenzia il film sulle scritte finali, in riferimento a Il Capitale, si tratta di un'opera aperta, incommensurabile, incompleta perché l'oggetto stesso della sua critica è in continuo movimento. (?) Lo spettro si aggira ancora per l'Europa, e per il mondo. Anche se si fa di tutto per non vederlo. (Raffaele Meale, quinlan.it)