mercoledì 20 e giovedì 21 febbraio 2019 - ore 21

"Jean-Luc, la 'nouvelle vague'"

IL MIO GODARD

(Le Redoutable) Regia: Michel Hazanavicius - Sceneggiatura: M. Hazanavicius, Anne Wiazemsky - Fotografia: Guillaume Schiffman - Montaggio: Anne-Sophie Bion, M. Hazanavicius - Interpreti: Louis Garrel, Stacy Martin, Bérénice Bejo, Micha Lescot, Grégory Gadebois, Felix Kysyl, Louise Legendre, Jean-Pierre Mocky, Tanya Lopert - Francia 2017, 107', Cinema.

Parigi, 1967. Godard sul set de "La cinese" si innamora di Anna, lei ha 20 anni, lui 37. "La cinese" è il film di Godard più politico, ma quando esce in sala il pubblico non va a vederlo e la critica lo accusa di intellettualismo. Godard entra in crisi. Il '68 è alle porte e lui, fervente maoista, vuole intercettare il linguaggio e le necessità dei movimenti studenteschi. Si chiude in una nuova visione di cinema, pronto a combattere il sistema attraverso film collettivi e antiborghesi. Ma il cambiamento porta a conseguenze anche sul piano sentimentale?

Un film alla Godard che, pur giocando sul privato, ambisce a suggerire l'affascinante contraddittorietà di una poetica d'autore creativamente intessuta delle nevrosi, vanità, insicurezze e protervie dell'uomo. Louis Garrel incarna lo sfaccettato personaggio con impassibile, bislacca naturalezza, conferendogli un sovrappiù di scontrosa simpatia. Ma va da sé che questo è un film fatto per dividere i cinefili, e molti di sicuro grideranno alla lesa maestà. (Alessandra Levantesi Kezich, La Stampa)

I francesi, che il cinema lo amano sul serio, possono concedersi il lusso: individuare un mostro sacro, per giunta vivente e attivo, e prenderne il calco riveduto e scorretto. Non è lesa maestà, bensì un Jean-Luc Godard più vero del vero e più falso del falso, genuino al limite della parodia, contraddittorio al limite della satira, libero dalla reificazione cui la cinefilia ortodossa lo vorrebbe costringere. Giocosa attualizzazione, ermeneutica birichina, e Louis Garrel è il suo profeta: capelli diradati ad hoc, goffaggine esibita (...). Al memoir dell'attrice recentemente scomparsa si ispira, ma questo Le Redoutable va oltre per fotografare un uomo e un artista capace di sacrificare vita e cinema per un'idea, anzi, un'ideologia. (Federico Pontiggia, Il Fatto Quotidiano)

Il regista Michel Hazanavicius tiene a mettere in chiaro che è lontana dal film l'intenzione di ridicolizzare Jean-Luc Godard. Mentre rivendica quella di svolgerlo come una commedia e quella di valorizzare quanto di comico è secondo lui presente nella figura del mitico regista svizzero-francese. Di certo c'è che è molto opportuno il titolo italiano Il mio Godard (quello originale è Le Redoutable, cioè 'temibile', nome del sottomarino nucleare francese cui nel film si riferisce un allegro tormentone, ma anche qualifica dell'aspro personaggio), a indicare che non stiamo assistendo a un neutro biopic ma a una personale interpretazione. Che è il risultato di un complesso di punti vista quello di Hazanavicius, quello dell'interprete del ruolo Louis Garrel (che è un abile imitatore di Godard) e quello di Anne Wiazemsky (...) che alla relazione ha successivamente dedicato due libri (fonte per la sceneggiatura) (...). Il mio Godard mette a fuoco l'uomo e l'artista nella sua relazione amorosa con Anne. Logorata, nonostante l'incondizionata adorazione di lei, dall'intransigente e capriccioso radicalismo di lui. Che, per quanto il sentimento del regista e del film non persegua un intento demolitore ('ironia senza cattiveria'), risulta fatalmente caricaturale. (Paolo D'Agostini, La Repubblica)