mercoledý 7 e giovedý 8 novembre 2018 - ore 21

I SEGRETI DI WIND RIVER

(Wind River) Regia e sceneggiatura: Taylor Sheridan - Fotografia: Ben Richardson - Montaggio: Gary Roach - Interpreti: Jeremy Renner, Elizabeth Olsen, Jon Bernthal, Kelsey Asbille, Julia Jones, Norman Lehnert, Gil Birmingham, Graham Greene, Eric Lange, Hugh Dillon, Tantoo Cardinal - GB/Canada/USA 2017, 111', Eagle Pictures.

Tra le montagne del Wyoming un cacciatore solitario ritrova, nella riserva indiana di Wind River, il corpo abusato e senza vita della figlia di un suo amico. Mosso da un passato misterioso decide di dare una mano alla giovane e inesperta agente dell'FBI incaricata dell'indagine. Una pericolosa caccia all'assassino che mette a rischio la loro vita. Nell'apparente silenzio dei ghiacci si nasconde una sconvolgente veritÓ.

Importante Ŕ la geografia nella quale si iscrive, un'America marginale dove la miseria non Ŕ eccezione ma regola e il male non Ŕ un fenomeno metafisico (come per i Coen) ma un'eruzione sistemica. (?) Sheridan osserva come il milieu sociale definisca i comportamenti. Jeremy Renner dona al suo cacciatore la fragilitÓ di un uomo che ha conosciuto il dolore e ha deciso di conviverci invece di combatterlo o reprimerlo, Elizabeth Olsen incarna la giovane agente federale la cui volontÓ di fare bene e il sentimento di illegittimitÓ emergono a ogni piano. I loro personaggi, definiti soltanto dalle loro azioni, hanno la purezza e la densitÓ della neve (?). Il candore profanato dalla presenza umana, dal rosso del sangue o dal blu elettrico di un parka. In quel paesaggio ingrato e portatore di una storia ancestrale di violenza, gli uomini cavalcano motoslitte che tagliano l'immensitÓ nevosa con la rapiditÓ di un rasoio. Tra violenza collettiva e giustizia privata, che sostituisce un'istituzione distante e carente, Wind River chiude sul cordoglio di una comunitÓ indiana che per curare le sue ferite (ri)dipinge il volto e (re)inventa i riti antichi. (Marzia Gandolfi, www.mymovies.it)

Si respirano le atmosfere dei libri di Cormac McCarthy in Wind River, lo stesso senso di perdizione e solitudine. ╚ come se Non Ŕ un paese per vecchi abbandonasse la sabbia del deserto per trasferirsi su un'altura innevata, in un western crepuscolare che con la sua violenza ricorda i film di Peckinpah. (?) Taylor Sheridan, questa volta da regista, conclude la sua trilogia sugli ultimi, sui dimenticati, che abitano lungo la frontiera americana. Aveva scritto la sceneggiatura di Sicario di Denis Villeneuve, una sanguinosa vicenda di droga al confine con il Messico, e di Hell Or High Water di David Mackenzie, la storia di una famiglia distrutta dalle banche e dalle tasse. Nei suoi film, l'America abbandona i figli pi¨ lontani, li porta alla disperazione, alla follia, e non hanno altra scelta che diventare criminali. Wind River Ŕ un urlo di disperazione, di solitudine, Ŕ un tributo a un cinema classico che non si fa pi¨. Cory rappresenta l'antieroe, il vendicatore della notte che protegge i pi¨ deboli. La polizia locale ha sei agenti per coprire un'area vasta come il Rhode Island, dove le belve sono pi¨ degli esseri umani. Nessuno ti difende, solo la canna della tua pistola. La ragazza dell'FBI Ŕ fragile, ricorda quasi Kate, la protagonista di Sicario, piena di belle speranze distrutte dalla dura realtÓ, dalla continua presenza della morte vicino a lei. Sheridan invita il pubblico a riflettere sulla sofferenza per la perdita di una persona cara. Non bisogna rifiutare il dolore, ma abbracciarlo, e aggrapparsi ai ricordi pi¨ belli. La poesia si fonde con i paesaggi mozzafiato, con la colonna sonora di Nick Cave e Warren Ellis, nella desolazione di un'America che ha dimenticato se stessa. (Gian Luca Pisacane, www.cinematografo.it)