giovedì 10 gennaio 2019 - ore 21

LA TENEREZZA

Regia: Gianni Amelio - Sceneggiatura: G. Amelio, Alberto Taraglio - Fotografia: Luca Bigazzi - Montaggio: Simona Paggi - Interpreti: Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno, Micaela Ramazzotti, Greta Scacchi, Renato Carpentieri, Arturo Muselli, Giuseppe Zeno, Maria Nazionale, Enzo Casertano - Italia 2017, 103', 01 Distribution.

Lorenzo è un anziano avvocato. Vive da solo a Napoli, in una bella casa del centro, da quando la moglie è morta e i due figli adulti per colpa sua si sono allontanati da lui. Nell'appartamento di fronte al suo arriva un ingegnere con moglie e due bambini. Sono giovani, estroversi, simpatici, e soprattutto Michela, col suo modo di fare, scioglie le durezze del vicino e lo fa rinascere. Una sera, però, tornando a casa per cenare come al solito dai suoi vicini, Lorenzo trova una confusa, impressionante animazione nel palazzo. È successo qualcosa che sconvolgerà da quel momento l'esistenza di tutti?

Amelio pedina Lorenzo un po' alla maniera del cinema neorealista, lasciando emergere il suo carattere intrattabile, e insieme un senso di sconfitta e di rinuncia, anche sentimentale, che viene da lontano, dall'aver lasciato una donna amata per tornare all'ovile dalla moglie, incapace di perdonarlo. Amelio ha la stessa età di Lorenzo, e forse qualcosa di autobiografico è finito nel personaggio del settantenne incapace di un gesto di tenerezza, anche se di tenerezza avrebbe bisogno per non lasciarsi andare. Ma il film guarda più in là, evoca e documenta un'inquietudine diffusa, pronta a esplodere in forme di insofferenza furente, e ci invita ad ascoltare, a non chiuderci, ad accettare l'età senza incattivirci. Ventisette anni dopo Porte aperte, a mio parere il film più bello e profondo di Amelio, Renato Carpentieri torna a lavorare col cineasta calabrese e si cuce addosso mirabilmente il personaggio di questo avvocato, apparentemente senza qualità, lesto a definirsi "il re dei parafanghi". È lui, Carpentieri, a imprimere a La tenerezza un certo mood emotivo, esistenziale; anche se tutti gli altri interpreti non sono da meno: da Micaela Ramazzotti a Elio Germano che incarnano i vicini di casa, a Giovanna Mezzogiorno e Greta Scacchi nei panni della figlia maltrattata e della madre dell'ingegnere. (Michele Anselmi, www.cinemonitor.it)

In un Napoli dai colori saturi e contrastati, meravigliosamente fotografata da Luca Bigazzi, il regista calabrese ambienta una vicenda familiare a tinte forti che si snoda attraverso un sincero affetto e una tenerissima comprensione per l'umanità dei suoi personaggi, anche quando scorbutici o irrisolti, malconci o, peggio, schiavi di nevrosi irriducibili e potenzialmente distruttive. (?) Un film maturo, ma con addosso la leggerezza di un cinema che sa scoprirsi ancora giovane pur parlando, inevitabilmente, di senilità (è la prima volta, a detta dello stesso Amelio, che il protagonista di un suo film ha la stessa età dell'autore). Efficaci gli interpreti nell'aderire alla scarna ma attenta sceneggiatura, quasi lavorando sugli stereotipi sedimentati sulle loro carriere d'attori: la svampita Ramazzotti, il nevrotico Germano, con accento del nord, e l'algida Mezzogiorno triangolano intorno alla meravigliosa, dolente prova di un intenso Renato Carpentieri, scandalosamente accreditato come se il suo fosse un ruolo di contorno. Splendida apparizione di Greta Scacchi nei panni della madre di Germano con un monologo che toglie il fiato. Liberamente ispirato al romanzo La tentazione di essere felici di Lorenzo Marone. (www.longtake.it)